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Mauro Alfonso

Freud e la madre

Libreria Editrice Psiche, Torino, 1982.

Pp. 124, 8,27 euro.

ISBN 88-85142-03-6

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Indice

 

Introduzione

1. Freud e la madre

2. La vicenda della cocaina

3. Freud e Fliess

a) La vicenda del fumo

b) Un anno fatidico

4. Freud e Jung

5. Freud e Tausk

6. Freud e il cancro

7. Freud e Mosè

Bibliografia

 

 


 

INTRODUZIONE

 

Due anni fa, durante un seminario che io tenevo all'università su alcuni momenti specifici della vita di Freud, uno studente fece la seguente osservazione: «Certo che Freud dovette avere un bel carattere se arrivò al punto di sbarazzarsi della maggior parte dei suoi amici e dei suoi allievi! E dire che, prima di arrivare alla rottura definitiva, aveva sempre decantato e vissuto questi rapporti come la quintessenza dell'amicizia!».

Sulle prime la mia risposta fu semplice, persino scontata: avevamo ancora una volta a che fare con una manifestazione di ambivalenza nei confronti del Padre.

Poco tempo dopo però, ricordando le parole dello studente, fui mosso dalla curiosità di rivedere nella Vita di Freud scritta da Jones i capitoli nei quali erano raccontati quei rapporti ai quali aveva accennato lo studente.

Che l'affermazione di questi fosse più che fondata avevo già avuto modo di verificarlo. Quello che invece mi era sfuggito alle letture precedenti era il fatto che, altrettanto regolarmente, la conclusione dei rapporti più significativi per Freud era stata sempre accompagnata dalla composizione o dalla pubblicazione di un'opera particolarmente importante per la nascita o per lo sviluppo della teoria psicoanalitica.

Ricordo che allora, al momento cioè di questa mia constatazione, era ancora molto viva in me l'impressione che avevo ricevuto dalla lettura del libro di Peluffo Micropsicoanalisi dei processi di trasformazione. In questo libro vengono esposte e studiate le manifestazioni secondarie dei fantasmi derivati dalle dinamiche inconsce del trattenere-espellere, intese come espressioni psichiche delle reazioni somatiche di rigetto e facilitazione proprie del processo gravidico.

Il fatto che l'insorgenza di certe manifestazioni somatiche, riferite da Freud stesso e da lui spiegate come simboliche della gravidanza, fosse concomitante alla composizione di quelle opere che accompagnavano la rottura di un'amicizia, mi suggerì l'idea che la risposta all'osservazione dello studente, seppur giusta, potesse anche non essere l'unica.

Mi domandai cioè se il tipo di rapporto che ebbe Freud con coloro con i quali entrò in dissenso, dipendesse esclusivamente dal legame inconscio che egli aveva nei confronti dell'immagine paterna o non fosse anche una riedizione, elaborata nel secondario, della relazione fantasmatica che si era stabilita fra lui e la madre durante la gestazione.

E quindi se le relazioni successive, nelle quali egli riversava tutta la sua passione per poi ritrarla spesso in modo drammatico e dare vita ad un'opera di pensiero, non potessero essere esaminate alla luce della dinamica psichica del trattenere-espellere.

Abbastanza facilmente fu risolto il problema derivante dal rispetto del requisito fondamentale di una psicobiografia. Si trattava infatti di individuare quella che Friedländer indica come la «coerenza percettibile» che caratterizza una personalità. (1) Tale «coerenza» mi parve presente in Freud in quella «tendenza allo scisma» già rilevata da Hanns Sachs.

Poiché avevo a disposizione un modello esplicativo quale è quello della dinamica del  trattenere-espellere, non restava che reperire i dati storici disponibili riguardanti il rapporto tra Freud e la madre, che sostenessero e confermassero ciò che avevo ipotizzato.

 

(1) FRIEDLÄNDER S., Storia e psicoanalisi, «Il pensiero scientifico» Editore, Roma, 1977.

 

 


 

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