Edoardo Barella
La via della consapevolezza: un cammino senza sentieri.
La presenza mentale, l'osservazione pura e semplice,come via di liberazione, vista attraverso il pensiero di maestri spirituali orientali e con riferimenti alla letteratura ed alla psicologia occidentali.
Libreria Editrice Psiche, Torino, 1997.
ISBN 88-85142-41-9
Parte I: Natura
1 Jack Engier
2 Modo di 'operare'
3 Dzog-chen
4 Buddhismo Zen
5 J. Krishnamurti
6 Advaita Vedanta
7 Vimala Thakar
8 Buddhismo Theravada
Parte II: Approfondimenti
1 Vita quotidiana
2 Difficoltà
3 Concezione del mondo
4 Esperienze religiose
5 Religioni teistiche
Parte III: Esercizi e maestri
1 Esercizi e pratiche
2 Maestri
Parte IV: Psicanalisi e 'consapevolezza'
1 Autoanalisi
2 Radici
Parte V: Letteratura ed altre arti
1 Pedro Salinas
2 Hermann Hesse
3 Immediatezza
4 J. Krishnamurti
5 Pablo Neruda
6 Fernando Pessoa
7 Eugen Herrigel
8 Carlo Cassola
9 John Blofeld
10 W. S. Maugham
11 Altre arti
Parte VI: Esempi di esercizi e pratiche
1 Alcuni esempi
2 Manuali di esercizi
Bibliografia/note
Appendice: Attivazione dell'energia vitale
Molti di noi vedono con chiarezza che le soluzioni proposte dall'Occidente per migliorare la propria vita - benessere economico, successo sociale, coltivazione dell'intelletto, piaceri ed evasioni,... - non portano a risultati duraturi, ma danno luogo ad una successione senza fine di soddisfazioni temporanee, di frustrazioni, ricerca di qualcos'altro, e spesso a contraddizioni e conflitti.
Una parte di questi 'disillusi' si rivolge all'Oriente per ricevere un messaggio più convincente, per trovare infine una via che consenta di vivere in modo più sereno, più significativo.
Coloro che hanno fatto seriamente uno sforzo per riorientare la propria vita per mezzo di una dottrina orientale sanno però quali miraggi e difficoltà psicologiche si possano incontrare lungo questo cammino, perché li hanno sperimentati di persona od osservati negli altri.
Eccone alcuni:
- Autosuggestione, certezza di aver trovato una soluzione definitiva ai problemi della propria vita, a cui può far seguito un senso di fallimento quando si ricade nei soliti schemi mentali, nelle solite frustrazioni, vulnerabilità e conflitti.
- Dipendenza da un maestro o da una dottrina, con i rischi di chiusura mentale, di rigidità ed immaturità che questo comporta.
- Fede in un 'miglioramento progressivo' di se stessi, convinzione di poter 'raggiungere la libertà' attraverso pratiche, esercizi, disciplina: illusioni e sforzi che possono impedire di aprirsi al presente, alla libertà e perfezione del presente
La conoscenza della 'Via della consapevolezza' - la concezione più semplice e profonda dell'integrazione della personalità che l'Oriente ha concepito attraverso i secoli - può essere un aiuto, un riferimento nella propria ricerca - per evitare di perdersi in qualche vicolo senza uscita - quale che sia la tradizione o insegnamento che si è scelto di seguire.
a. Scopo di questo lavoro è lo studio della 'consapevolezza' - della presenza mentale pura e semplice - come via di liberazione dell'uomo dalla sofferenza.
Più precisamente, con il termine 'consapevolezza' intendo la percezione silenziosa ed indiscriminata - senza scegliere - delle nostre percezioni spontanee: sensazioni corporee, stimoli sensoriali, pensieri, stati d'animo...
Questa consapevolezza silenziosa non è quindi l'osservazione a cui siamo abituati, che è normalmente concentrata su oggetti specifici ed è accompagnata dai commenti, analisi, giudizi di un 'io osservante'.
Una volta compresa ed introdotta nella nostra vita quotidiana, la 'consapevolezza' tende spontaneamente ad espandersi ed a sostituirsi alla continua ricerca del successo, del piacere, della sicurezza, ed al rifiuto del disagio, del dolore che pervadono la nostra vita: l'attivazione della 'consapevolezza' dà un senso di libertà e di verità che fanno apparire la ricerca del piacere come un continuo, inutile sforzo.
Questa constatazione può permettere di intravedere fin d'ora sia lo straordinario potere di maturazione e trasformazione della personalità che possiede questa 'non-pratica' - 'non-esercizio' - che le resistenze inconsce che possono sorgere alla sua introduzione nella nostra vita quotidiana.
Queste resistenze provengono dalle nostre concezioni di noi stessi e del nostro ambiente, dai nostri atteggiamenti verso il piacere, il dolore, l'azione e la razionalizzazione, che siamo difficilmente disposti a modificare.
b. La ricerca è stata condotta utilizzando fonti buddhiste - opere di maestri delle tradizioni Zen, Theravada e Tibetane - fonti induiste - tradizione dell'Advaita Vedanta - e l'opera di liberi pensatori - J. Krishnamurti e Vimala Thakar - ed è completata da alcuni confronti con la psicologia e filosofia occidentali e da una 'escursione' letteraria, basata soprattutto sulla grande capacità della poesia di evocare temi di 'consapevolezza'. Le ragioni dell'utilizzazione di questa pluralità di fonti sono essenzialmente le seguenti:
- Permettere a chi si avvicini per la prima volta a questi temi di farsi rapidamente un'idea generale dei concetti centrali della 'consapevolezza', per poi eventualmente intraprendere lo studio approfondito di una tradizione o dell'insegnamento di un pensatore indipendente.
- Vedere la 'consapevolezza' - questo nucleo vitale del Buddhismo e degli altri insegnamenti esaminati - sotto diversi angoli, per percepire i suoi vari aspetti più chiaramente e poterne separare le caratteristiche essenziali dagli influssi delle culture locali in cui ciascuna tradizione si è sviluppata.
- Esaminare ciascun tema con parole diverse e in contesti diversi per dargli un maggiore 'spessore', un 'significato' più concreto.
- C'è poi una ragione più profonda: l'esame congiunto di diversi insegnamenti può favorire l'indipendenza di giudizio ed evitare di restare 'ipnotizzati' da un insegnamento o dalla personalità di un maestro, di finire per considerarli l'unica fonte di verità e di cercare la propria 'verità interiore' non in se stessi ma nelle parole di un' 'autorità spirituale'.
Questo studio è stato condotto seguendo invariabilmente l'ottica della 'consapevolezza': i commenti, le interpretazioni e le conclusioni sui testi esaminati sono sempre guidati da questo orientamento fondamentale; ciò può talvolta renderli diversi dalle interpretazioni 'ortodosse' di queste opere.
c. Un altro termine che uso spesso nel testo per designare lo stato di 'consapevolezza' è 'osservazione': osservazione silenziosa e passiva del presente, così come esso si rivela in ogni istante alla nostra 'attenzione aperta, libera', non focalizzata su un oggetto predeterminato.
I maestri delle diverse tradizioni ed i liberi pensatori usano - naturalmente - linguaggi diversi per indicare i concetti-chiave di questa 'via', e spesso pongono l'accento su aspetti diversi della stessa visione - intuizione - fondamentale, che ciascuno esprime in base alla propria percezione ed alla propria cultura.
Ecco alcune delle espressioni usate in questo testo - e nelle opere indicate nella Bibliografia - per questi concetti fondamentali:
- 'attenzione pura' o 'nuda': indica un' 'attenzione aperta', non concentrata su un oggetto predeterminato, una 'consapevolezza';
- 'contemplazione' : sinonimo di 'osservazione';
- 'pura presenza mentale', 'presenza al presente', 'essere qui ed ora', per indicare che è attivata l' ' osservazione' e che non si è persi nelle nostre solite elucubrazioni o fantasie, inconsce o semiconsce;
- 'presenza osservante': nell' 'osservazione' non vi è un 'io' che osserva, esamina, conclude, ma una semplice 'presenza';
- 'essere puro e semplice', sottintendendo : con 'consapevolezza'; - il 'sé': consapevolezza della nostra fondamentale unità con il nostro ambiente, e quindi percezione dell'illusorietà di una nostra identità separata;
- 'sentiero diretto': modo di liberazione immediato, che si verifica ogni volta che la 'consapevolezza' è attivata - senza alcun tentativo, esercizio, sforzo per migliorare se stessi;
- 'meditazione': stato contemplativo - di consapevolezza libera e spontanea, e non pratica di concentrazione o di consapevolezza deliberata e selezionata;
- non-pratica, non-esercizio: la 'consapevolezza' non è un 'fare', un 'praticare' qualcosa, ma un modo di essere, una 'presenza' pura e semplice.
d. Il testo consta di sei parti: una introduttiva, una di approfondimento, una sui ruoli degli esercizi, pratiche di meditazione e 'maestri spirituali', una sulla psicanalisi, una 'letteraria' ed una che presenta alcuni esempi di esercizi:
- Nella prima si esaminano la natura ed alcune caratteristiche essenziali della 'consapevolezza', viste da maestri spirituali e studiosi.
- Nella seconda si sviluppano alcuni temi fondamentali ad essa relativi, in particolare per chiarire come la 'consapevolezza' si può applicare alle attività della vita quotidiana, e per mostrare le difficoltà che si possono incontrare e le loro radici.
- La terza è dedicata al tema controverso del ruolo di esercizi e maestri per il proprio sviluppo spirituale.
- La quarta confronta la 'conoscenza di sé' nella psicanalisi e nella 'consapevolezza' attraverso l'esame di alcuni temi comuni e mostra come le differenze di concezione delle due 'vie' risalgano alle loro diverse radici culturali.
- La quinta presenta una serie di esempi letterari, tratti da opere di poesia e prosa, che evocano temi di consapevolezza di diversa natura.
- L'ultima parte contiene alcuni esempi di esercizi di meditazione, ed è completata da un'appendice che esamina in modo schematico la questione dell'attivazione dell'energia vitale.
e. Data la vastità dell'argomento trattato - lo studio comparato della 'consapevolezza' - questo scritto ha in ogni senso un carattere introduttivo ed esemplificativo, e intende quindi anche essere un invito ad approfondire la ricerca - per coloro che trovino l'approccio interessante - in primo luogo attraverso la lettura delle principali opere che in esso vengono citate e presentate tramite numerose riproduzioni di brani.
f. Questo lavoro è stato in particolare concepito come possibile appoggio a persone o gruppi di meditazione interessati ad uno studio indipendente della 'consapevolezza' [...]
Webmaster: Dario Chioli