Federico Chiales, Marco Viretti
Fai di te stesso il cammino. Le dieci immagini del toro zen.
Immagini di Federico Chiales.
Libreria Editrice Psiche, Torino, 2003.
Pp. 72, 7,00 euro.
ISBN 88-85142-64-8
1. Senza disciplina: la ricerca
2. L’inizio della disciplina: lo studio
3. Imbrigliato: la conoscenza
4. Fronteggiato: l’impegno
5. Domato: la pratica
6. Slegato: il cammino
7. Indisturbato: la non-azione
8. Tutto dimenticato: la realizzazione
9. La luna solitaria: la contemplazione
10. Entrambi svaniti: la libertà
Bibliografia
Le tradizioni spirituali orientali propongono diversi sistemi di pratiche atti a sviluppare la natura umana nella sua completezza. Vengono chiamati «sentieri» e sono suddivisi in due tipi fondamentali: graduali e rapidi.
I sentieri graduali, quali gli Yogasutra dell’induismo, la mahamudra del buddhismo mahayana o la vipassana del buddhismo theravada, propongono delle pratiche progressive che conducono il praticante passo a passo dallo stadio iniziale in cui si trova a quello finale dell’illuminazione.
I sentieri rapidi, come lo Yoga-vasistha dell’Advaita-vedanta e il Bendowa del buddhismo zen, considerano invece un’unica pratica con la possibilità dell’illuminazione improvvisa.
La pratica si esegue in un certo spazio e si perfeziona col tempo, la sua esperienza soggettiva è sempre diversa: è particolare e molteplice. Invece l’illuminazione è al di fuori dello spazio e del tempo, è priva di soggetto: è completa e unica. La realizzazione della natura umana nella sua completezza consiste nell’integrazione dell’illuminazione nella vita quotidiana.
In Cina, nel XII secolo, il maestro zen Kakuan fissò
capitoli e illustrò ciascuno di questi con un’incisione. Nacque così Dieci tori, una metafora della ricerca dell’illuminazione e della realizzazione della propria vera natura.
– Ricercare il toro
– Scoprire le orme
– Scorgere il toro
– Catturare il toro
La ricerca del toro è la prima immagine di questa allegoria. L’uomo si accorge che gli manca qualcosa, che la sua parte razionale non è tutto, così lascia la sua casa e inizia la ricerca. Dedicandosi allo studio delle scritture, segue le orme lasciate dal toro finché non lo scorge da lontano. L’uomo scopre la parte non-razionale di sé, ma questa non è docile e non si lascia catturare facilmente, quindi intraprende una dura pratica.
– Domare il toro
– Tornare a casa sulla groppa del toro
– Il toro dimenticato
Quando il toro è finalmente domato, l’uomo gli salta in groppa e fa ritorno a casa. Qui giunti, i due stanno in armoniosa compagnia, tanto che l’uomo si dimentica del toro: ora la sua parte razionale e quella non-razionale sono perfettamente integrate.
– Il toro e l’uomo entrambi svaniti
– Ritorno alla sorgente
– Nel mondo
Rimanendo in contemplazione, ogni pensiero e percezione duale vengono a mancare, cosicché l’uomo e il toro svaniscono entrambi. In seguito a questa illuminazione si realizza il ritorno alla sorgente, alla natura originaria di sé e del mondo: senza più alcun condizionamento la realtà appare quale essa è. L’uomo ha finalmente realizzato la completezza della sua natura, e quindi ritorna a vivere liberamente la realtà mondana.
Nello spirito del buddhismo zen i dieci stadi possono essere visti in questa successione lineare oppure simultaneamente sovrapposti, quindi questa storia va intesa come l’esposizione didattica di un sentiero rapido. A ben guardare, ogni immagine contiene in sé tutte le altre, e al praticante che avanza lungo questo sentiero appaiono via via più chiari i significati di tutti e dieci gli stadi contemporaneamente.
Nel buddhismo zen la pratica meditativa viene eseguita in posizione seduta ed è chiamata zazen, ma nella cornice di questo racconto anche altre pratiche psicofisiche, quali lo yoga o il tai-ji quan, vanno altrettanto bene. L’importante è che il praticante non si ponga in una prospettiva di evoluzione temporale, ma che si cali nel momento presente senza rappresentarsi alcuno scopo finale.
Da una parte annullare le differenze spaziali e temporali
permette di entrare nella dimensione meditativa, e dall’altra espandere l’atteggiamento meditativo oltre il limitato periodo della pratica, allargandolo all’intera giornata, fa sì che l’illuminazione possa verificarsi in un qualsiasi momento. Per questo motivo l’attenzione e l’impegno devono essere continui e mantenersi costanti in ogni azione quotidiana, sia nell’ambito privato sia in quello pubblico. Si può così intendere come pratica in senso lato anche la cucina o il giardinaggio, l’escursionismo o il volontariato sociale...
In Cina, successivamente a Kakuan, si diffuse anche un’altra versione di Dieci tori, di autore sconosciuto, che ha ispirato i dieci dipinti qui riprodotti:
– Senza disciplina
– L’inizio della disciplina
– Imbrigliato
– Fronteggiato
– Domato
– Slegato
– Indisturbato
– Tutto dimenticato
– La luna solitaria
– Entrambi svaniti
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