Stefania Maria Dolcino
Tempo senza memoria - Le temps sans mémoire (cahier d'une alchimie).
Scritti introduttivi di Jo Damascati, Laura Cerponi, Elida Emoli e Costanza Giunti.
Acquerelli e disegni dell'autrice.
Libreria Editrice Psiche, Torino, 1982.
Pp. 120+10 tavole, 8,27 euro.
ISBN 88-85142-05-2
Presentazione di Jo Damascati
Prefazione di Laura Cerponi
Note sul libro e sull’autrice di Elida Emoli
Note sul linguaggio di Costanza Giunti
Cos'è tempo senza memoria
Dediche
Scoperta di se stessi in sé e negli altri e nei rapporti mutui - Bozzolo - Attesa - Chagall secondo Beethoven
Scoperta della solitudine di se stessi consapevoli in una società a "schemi": paure, smarrimenti, dubbi - Proponimento - Spirale - Bagonghi eterno - L’arte - Vanamente - Lettere ad un discepolo di Mr. Gurdjieff
Lo sguardo "oltre”: guardarsi dentro - Forse - Mondi - Abbandonarsi - Triangolo azzurro - Grande ala - Giocare - Pensier ultimo - Solitude - Camminare
Ascolto e osservazione della natura - Natura - Papille - Mont'Argentario
Favole - introspezioni - dialoghi - retrospezioni - Angiola nonna - Sogno su di una felce - Armonia - L’ultimo volo - Regina - Maestro mare - Giro di sasso - Imitazione - La collina - Tempo senza memoria - Identità perfetta - Madame Solitude
Osservazione di se stessi come cellula pulsante e universale, e modi di vivere l’assoluto - identità tra macrocosmo e microcosmo - Un po’ più libera - La tazzina di caffè - Velo - Lettera ad A. Maggiora Vergano - Forse non è dolore -
Perché vedi Marì - Maternità negata - Intera nasco oggi - Proiezione - Intero - Dipende: impazzire o volare -Delirio - Volermi vento - Perché il mare? - Scelgo io la mia morte - Vedi... - Meta
La nuova vita: essere - ricordi ancestrali e percezioni del divenire - Tendersi - Teatro - Meditazione - Indaco - Infinito - Divenire - Memento - Grande muro - Gabbiano - Crepuscolari - Spasmi - Nulla - Miraggio - Clown - Cadere - Quel mare - Dagayulo - Il compiuto desio - Battiti - Disco ceruleo - Libera -Immensità rovescia - Nec te, nec sine te - Chopin notturno n. 2: alla Mente - Fata - Leggiadra - Ricordo - Kattedrale
Incontri oltre il gran muro - A Ka - Urlo - Sogno - Goccia - Incontro - Fusione - Dio
A testamento
Piccola commedia
LO SGUARDO "OLTRE" : GUARDARSI DENTRO (Restau)
Avevo forse dodici anni, un giorno, che di colpo mi trovai di fronte ad uno specchio. Nuda. Non è una perifrasi, è un fatto. Stavo pensando al cielo in quel momento. Così lo specchio mi rifletté, non donna, cielo.
Cosi ci si riscopre fiore, luna, donna, panda, quarzo, pietra di luna, fuoco.
Posso testimoniarlo, oggi, se pur lo specchio sia ora un tutt'uno con me stessa, dentro di me e nella totalità del tutto; oggi, posso dire, un modo di vita.
Tremai, allora, per un momento. Poi mi accorsi d'un tratto d'esser di nuovo una paffuta ragazzina con le gote rosse, trafelata, ansiosa di crescere e di uscire da quella pelle goffa di bambina.
Ma da quel giorno ogni specchio diventò una domanda. Mi sentivo un po' spia e un po' trepida foglia in attesa di nuove rugiade a nutrire le mie notti...
Era molto lieve il cielo, se mi sforzavo di riprodurlo nel guardarmi allo specchio, volutamente, pensandolo. Era la coscienza piccola che mi si metteva a barriera sugli occhi, ed io non facevo in tempo a percepirlo, il cielo, che già mi si sfumava nelle gote. Ed ero di nuovo una bambina.
Parlavo spesso a me stessa, allora, e un giorno mi accorsi che non era solitudine: era la proiezione di me stessa in me stessa, o di quel cielo in me stessa, o di me stessa in quel cielo - o ero io il cielo?-. Ma era poi cielo, o era erba, a volte, o pietra di luna?
Così, piano, mi resi conto di non far più differenza tra quell'immagine - la mia, riflessa nello specchio - e il cielo. Era proprio osservandomi ed osservando la vita intorno, che vedevo oltre la pelle o i petali, oltre le nubi o il perfetto celeste del sereno, oltre la diafana immobilità di un sasso raccolto sugli argini del torrente.
Volevo usare il termine "gli altri" per estendere alla più vasta idea di un tutto il più possibile perfetto, il pensiero che vi racconto - che non è un pensiero, ma un modo di vivere - ma "gli altri" non sono altro che le stesse cose che sento e che vi dico di me stessa. Forse ancora lontani, forse fermi alla superficie lucida e riflettente di uno specchio, forse ancora inconsapevoli di tanta ricchezza. Ma vivi e ricchi.
Viene il giorno, per ognuno di noi, che il cielo irrompe pieno sullo specchio. E allora ci si riscopre spie di se stessi e del mondo. E il tutto appare limpido nel grande cerchio delle cattedrali dell'anima.
E non si fa più differenza tra un granello di sabbia e il fiore più prezioso, tra la cellula infinitesima del più semplice dei corpi e il grande ciclo che trascina gli universi.

Si sta facendo sera, e penso a questo giorno vissuto, perso in mille parole già consumate nel soffio della brezza di maggio.
Celesti i baratri dei tuo sommo volere mi sfilano in fronte allo sguardo avido di confini perduti, ed io mi esaurisco nel pensiero di te, immenso, e terra è fumo, e il corpo mio una fune a te ancorata ormai, dimentica d'ogni sospiro umano.
Ma dimmi, Grande, è l'oltre il sogno mio tra queste eteree nubi? Dimmi, fa l’alma mia sì grande questo volermi vento?
Dimmi, tu Grande, su quel trono di stelle, concederai pensiero a questo breve volo?
Assoluto è il mio volere nel sentirmi luce, e luce a te mi dono. E poi sparisco ai materni occhi di terra, e manifesto il mio esistere a lei, muovendo lieve ai suoi figli le fronde.
Non più figlia di terra, non più la creta a modellar le forme sue tra le mie mani : vento io sono, a ricamare i segni di sua bellezza all'acque, e all'erba. E i castelli compiendo, al soffio mio sì brevi, dono a te uomo dall'alto dei suoi mondi.
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