Psiche. info

 

Stefania Maria Dolcino

Tempo senza memoria -  Le temps sans mémoire (cahier d'une alchimie).

Scritti introduttivi di Jo Damascati, Laura Cerponi, Elida Emoli e Costanza Giunti.

Acquerelli e disegni dell'autrice.

Libreria Editrice Psiche, Torino, 1982.

Pp. 120+10 tavole, 8,27 euro.

ISBN 88-85142-05-2

Ordina


 

Indice


 

LO SGUARDO "OLTRE" : GUARDARSI DENTRO (Restau)

 

Avevo forse dodici anni, un giorno, che di colpo mi trovai di fronte ad uno specchio. Nuda. Non è una perifrasi, è un fatto. Stavo pensando al cielo in quel momento. Così lo specchio mi rifletté, non donna, cielo.

Cosi ci si riscopre fiore, luna, donna, panda, quarzo, pietra di luna, fuoco.

Posso testimoniarlo, oggi, se pur lo specchio sia ora un tutt'uno con me stessa, dentro di me e nella totalità del tutto; oggi, posso dire, un modo di vita.

Tremai, allora, per un momento. Poi mi accorsi d'un tratto d'esser di nuovo una paffuta ragazzina con le gote rosse, trafelata, ansiosa di crescere e di uscire da quella pelle goffa di bambina.

Ma da quel giorno ogni specchio diventò una domanda. Mi sentivo un po' spia e un po' trepida foglia in attesa di nuove rugiade a nutrire le mie notti...

Era molto lieve il cielo, se mi sforzavo di riprodurlo nel guardarmi allo specchio, volutamente, pensandolo. Era la coscienza piccola che mi si metteva a barriera sugli occhi, ed io non facevo in tempo a percepirlo, il cielo, che già mi si sfumava nelle gote. Ed ero di nuovo una bambina.

Parlavo spesso a me stessa, allora, e un giorno mi accorsi che non era solitudine: era la proiezione di me stessa in me stessa, o di quel cielo in me stessa, o di me stessa in quel cielo - o ero io il cielo?-. Ma era poi cielo, o era erba, a volte, o pietra di luna?

Così, piano, mi resi conto di non far più differenza tra quell'immagine - la mia, riflessa nello specchio - e il cielo. Era proprio osservandomi ed osservando la vita intorno, che vedevo oltre la pelle o i petali, oltre le nubi o il perfetto celeste del sereno, oltre la diafana immobilità di un sasso raccolto sugli argini del torrente.

Volevo usare il termine "gli altri" per estendere alla più vasta idea di un tutto il più possibile perfetto, il pensiero che vi racconto - che non è un pensiero, ma un modo di vivere - ma "gli altri" non sono altro che le stesse cose che sento e che vi dico di me stessa. Forse ancora lontani, forse fermi alla superficie lucida e riflettente di uno specchio, forse ancora inconsapevoli di tanta ricchezza. Ma vivi e ricchi.

Viene il giorno, per ognuno di noi, che il cielo irrompe pieno sullo specchio. E allora ci si riscopre spie di se stessi e del mondo. E il tutto appare limpido nel grande cerchio delle cattedrali dell'anima.

E non si fa più differenza tra un granello di sabbia e il fiore più prezioso, tra la cellula infinitesima del più semplice dei corpi e il grande ciclo che trascina gli universi.

 

«Papille», disegno di Stefania Maria Dolcino

 

VOLERMI VENTO

 

Si sta facendo sera, e penso a questo giorno vissuto, perso in mille parole già consumate nel soffio della brezza di maggio.

Celesti i baratri dei tuo sommo volere mi sfilano in fronte allo sguardo avido di confini perduti, ed io mi esaurisco nel pensiero di te, immenso, e terra è fumo, e il corpo mio una fune a te ancorata ormai, dimentica d'ogni sospiro umano.

Ma dimmi, Grande, è l'oltre il sogno mio tra queste eteree nubi? Dimmi, fa l’alma mia sì grande questo volermi vento?

Dimmi, tu Grande, su quel trono di stelle, concederai pensiero a questo breve volo?

Assoluto è il mio volere nel sentirmi luce, e luce a te mi dono. E poi sparisco ai materni occhi di terra, e manifesto il mio esistere a lei, muovendo lieve ai suoi figli le fronde.

Non più figlia di terra, non più la creta a modellar le forme sue tra le mie mani : vento io sono, a ricamare i segni di sua bellezza all'acque, e all'erba. E i castelli compiendo, al soffio mio sì brevi, dono a te uomo dall'alto dei suoi mondi.

 


 

Libreria Editrice Psiche

 

Webmaster: Dario Chioli

scrivi@psiche.info