Lodrö Gyatso
Il Tantra dell'unico punto.
A cura di Giuseppe Baroetto.
Libreria Editrice Psiche, Torino, 1999.
Pp. 80, 7,23 euro.
ISBN 88-85142-48-6
Prologo
Devi sapere che da giovane fui monaco dell’ordine gheluk. Nel monastero avevo avuto la possibilità di studiare le principali dottrine buddhiste della mia tradizione, sia comuni che esoteriche.
Inoltre, terminate le discipline preliminari della via tantrica, avevo ricevuto l’iniziazione della divinità Cakrasamvara.
Il maestro Lodrö Senghe, subito dopo avermi conferito l’iniziazione, mi consigliò di compiere un pellegrinaggio al monte Tise (Kailash), luogo sacro di Cakrasamvara.
Però prima avrei dovuto recarmi presso il lago Mapham (Manasarovar), individuare un punto della riva segnato dallo svastika e lì compiere l’abluzione di purificazione e il rito di offerta dedicato alla Madre Suprema, la nobile "Liberatrice".
Fui felice di quella novità, giacché la mia vita fino allora era sta piuttosto sedentaria, inoltre credevo che il lungo e faticoso pellegrinaggio fosse un’occasione di grande risveglio spirituale, in cui speravo con tutto il mio essere.
Al lago Mapham
Quando finalmente raggiunsi il magnifico, immenso lago sacro, gli girai intorno finché non trovai il segno indicatomi dal maestro, quindi applicai le sue istruzioni.
Quella notte feci un sogno importante. Vidi che dal lago scaturiva un bellissimo, enorme fiore di loto bianco.
Il fiore sbocciò e dal suo interno apparve una stella bianca. Essa aumentò di dimensione fino a trasformarsi in un’entità umana femminile vestita di arcobaleno.
Era seduta con due oggetti nelle mani: la sinistra reggeva un vaso di prosperità; la destra teneva una freccia di longevità piantata nel vaso. L’essere divino parlò così:
«Io sono colei che tu chiami "Liberatrice". Altri mi conoscono con nomi diversi. Ora mi manifesto come la Regina dell’Arcobaleno.
«Sono qui per indicarti la chiave della grande sintesi, al di là delle frontiere erette dalla mente dualistica».
A questo punto nel suo petto apparve una stella bianca. Lei estrasse la freccia, la roteò in senso orario e la stella diffuse ovunque raggi multicolori. Poi Târâ disse questo:
«I tre gioielli, tutti i mondi e gli esseri sono manifestazioni dell’energia della coscienza».
Successivamente roteò la freccia in senso antiorario e i raggi ritornarono in lei che riprese a parlare:
«Non discriminare più tra chi sta fuori e chi dentro il recinto della religione.
«Unisci ciò che il demone del dualismo ha diviso.
«Ogni cosa ha la natura dell’unico punto».
Ciò detto Târâ piantò la freccia nel vaso. Poco dopo la sua forma e il fiore di loto svanirono nella luce bianca della stella che discese su di me e penetrò nel mio petto. Proprio in quel momento mi risvegliai.
Il mio sentire interiore era cambiato, come se nel mio cuore si fosse aperto uno spazio di profonda quiete, illuminata da un senso di gioiosa comunione con tutta la realtà.
Raggiunsi la riva del lago e ringraziai Târâ per l’iniziazione che mi aveva conferito in sogno, quindi rimasi seduto in silenzio fino all’alba; e quando i primi raggi del sole baciarono il dolce lago, m’incamminai verso il monte Tise.
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