Marigold
L'ateo credente. L'importanza di essere qui ed ora.
Libreria Editrice Psiche, Torino, 1991.
ISBN 88-85142-21-4
DEDICA
PRIMA PARTE
INTRODUZIONE
LA RELIGIONE COSMICA
IL MONDO SI LAMENTA
La politica
La democrazia
Il comunismo
La lotta di classe
La religione
Le incoerenze del progresso
IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE
Dimmi che pensi, ti dirò chi sei
L'amore
Il nocciolo
L'educazione
SECONDA PARTE
LA BAMBOLETTA DI SALE
I MAESTRI
LA RELATIVITA DELLE CONTRADDIZIONI
IL BIVIO
EPILOGO
Durante la lettura di libri di questo genere è consigliabile, se non indispensabile, rinunciare temporaneamente alla propria visione di vita, al proprio punto di vista sulle cose, abbandonando ogni forma di preconcetto, senza per questo rinnegare le proprie opinioni. Alla fine il lettore potrà riprendere il suo proprio modo di vedere, avere forse dei dubbi sulla sua validità o addirittura modificarlo. Dopo tutto, solo gli imbecilli non cambiano mai idea.
Uno scambio costruttivo di vedute è possibile solo su questa base e senza questa tregua intellettuale è inutile continuare la lettura: il lettore deve essere nudo, vuoto, aperto e ricettivo.
Inoltre sarà necessario stabilire con molta chiarezza se crediamo nell'ineluttabilità del destino - nel qual caso non ci rimane altro da fare che subire e pregare - o se crediamo nel libero arbitrio - e allora dobbiamo assolutamente assumere l'intera responsabilità per ciò che siamo, pensiamo e facciamo, sottomettendoci, però, alle Leggi o all'Intelligenza Cosmica, comunemente chiamata Dio.
Molti lettori saranno profondamente indignati che io abbia osato parlare così favorevolmente del turbolento Bhagwan Shree RAJNEESH (chiamato OSHO e che d'ora in poi indicherò con BR) «paragonandolo» all'armonioso Paramahansa YOGANANDA, il suo estremo opposto (che sarà indicato con PY). Ma PY dice che c'è un punto dove finito e infinito (gli opposti) si incontrano: nella supercoscienza. Non sento, comunque, di dovermi giustificare, posso solo dire che non ho mai seguito regole, rituali e discipline esteriori di nessuna organizzazione. Invece...
Avevo in cura un giovane scimpanzé, Bongo, che adorava il finocchio. Lo teneva stretto nelle sue manine schiacciandolo contro i denti, con i quali scavava un buco per raggiungere il cuore: la parte più tenera e pregiata del finocchio. Solo dopo averlo divorato mangiava il resto, partendo sempre dalla parte migliore. E siccome l'Esistenza è un unico Tutto e ogni essere, ogni evento o situazione può servirci da guida, ho compreso la lezione e, come Bongo, ho continuato a scavare, scartando quello che mi sembrava di minor importanza, fino a raggiungere il nocciolo: lo spirito del Maestro, quello stesso spirito che ritrovo in tutti i Maestri.
Non posso essere contro nessuno di loro, li amo tutti. Ognuno di essi recita una parte specifica nel grande dramma della vita. Ci sono diverse strade e diversi Maestri, per soddisfare caratteri, tendenze, affinità e gradi evolutivi diversi. La loro personalità ed il loro approccio sono differenti, ma essi conoscono tutti la stessa Verità, anche se la esprimono in modo così dissimile.
La comprensione ci impedirà di giudicare. Tutti sono nel giusto, dal loro punto di vista, e io credo nel vecchio detto «Tutte le strade portano a Roma», anche se alcune sono più lente delle altre. Anche la via lenta e pericolosa può essere creativa ed istruttiva, se la affrontiamo da un punto di vista positivo, mentre la via più veloce non ci darà, forse, il tempo necessario per assimilare il suo insegnamento. Comunque, l'unica cosa veramente importante è raggiungere la meta e questo DIPENDE SOLO DA NOI.
È stato affermato che le varie organizzazioni devono combattersi, che una sintesi non è possibile, non farebbe che creare confusione a quei discepoli che credono ancor a nella completa, assoluta ed esclusiva verità delle singole parole del loro Maestro. È talmente più semplice e rassicurante sentirsi dire: «Questo è giusto e questo è sbagliato», stabilendo delle regole ben precise, seguendo semplicemente il gregge, piuttosto che dover riflettere e capire. Mi sembrerebbe, però, più costruttivo se, anziché incoraggiare l'individuo nelle sue limitazioni, cercassimo di spiegargli che il valore delle parole dipende dalle circostanze e dall'atteggiarnento interiore di chi le pronuncia e di chi le ascolta; che ogni singolo individuo deve trovare la guida a lui più adatta, sia per il suo comportamento esteriore, che per il suo modo di esprimersi e rimanerle fedele; ma che più tardi, quando egli sarà cresciuto, comprenderà come ogni forma di pensiero trovi il suo giusto posto nel grande puzzIe dell'Universo.
* * *
«Il silenzio non è assenza di rumore, è assenza dell'Io»
Bhagwan Rajneesh
Sono nata spettatrice di me stessa e perciò non sono mai stata veramente coinvolta negli avvenimenti della mia vita. Ho sofferto e pianto, mi sono disperata e frustrata, ho conosciuto tutti gli atteggiamenti passionali dell'ego, come l'umiliazione, l'ira, la gelosia, l'orgoglio ferito, e ho commesso tutti gli errori che questo mio atteggiamento negativo verso le circostanze dettava; al di sopra, però, di ogni egocentrico atteggiamento c'era sempre lo spettatore saggio e pacato, che inculcava pazienza e comprensione.
Avendo così vissuto ogni situazione sulla mia propria pelle - ivi inclusa una scarsa resistenza fisica che mi metteva continuamente i bastoni fra le ruote, frenando ogni mio entusiastico slancio - non mi fu difficile, più tardi, sintonizzarmi con i dolori ed i problemi degli altri, cercando di aiutarli a superare le loro difficoltà. Da parte mia, avevo semplicemente cercato di mettere in pratica i consigli dati dai saggi, dai mistici e dai Maestri spirituali, di farli diventare miei, e potevo, con tutta la mia forza, dire: «funzionano!».
Perché tanta infelicità di fronte alla bellezza del Creato? Perché hai disimparato a vedere questa bellezza? Le sofferenze, le preoccupazioni della vita te lo impediscono? Ma se tu sapessi guardare oltre il tuo dolore, oltre te stesso, potresti ancora vederla, e il tuo dolore ne verrebbe attenuato.
Queste pagine non hanno nessuna pretesa, nutrono solo la speranza di aprire una nuova finestra nella vita di chi cerca di dare un valore all'Esistenza ma, per allergia alle forme ortodosse, non ha mai osato guardare oltre il sipario; una finestra che dia sul lato più luminoso e soleggiato dell'Esistenza.
Come tutti coloro che hanno tentato la via della felicità, o che lo faranno, mi sono trascinata faticosamente e gioiosamente, con la lingua penzoloni per la strada più meravigliosa e affascinante - e nello stesso tempo più difficile - che si possa percorrere.
Vorrei avvicinare con semplicità coloro che, come accadeva una volta a me, diffidano della religione, di Dio e delle sue sette. Mi piacerebbe far vedere tutto da una angolazione di logica perfetta, mostrare il vero significato della parola «Dio» e spiegare che vale la pena di tentare un nuovo approccio, perché è incredibile quello che si può ottenere e dove si può arrivare con un po' di sforzo.
C’è tanto terreno non ancora esplorato da esplorare. C'è tanta gioia da scoprire in questo mondo apparentemente così grigio e senza speranza. E un discorso molto serio, anche se fatto alla buona, nel quale si sostiene che per cambiare qualsiasi situazione nel mondo, come per educare un figlio o un cane, occorre educare e cambiare se stessi. A meno che non vogliamo assomigliare a quel padrone che rincorreva il suo cane impaurito, urlando con voce isterica: «Vieni qua, da bravo, e calmati!» o al genitore che, colpendo il proprio figlioletto alla testa, gli gridava: «Cretino, comportati da gentiluomo!». Il mio precedente libro: «II cane, questo incompreso» (Ed. Il Castello, Milano) trattava proprio di questo.
Un racconto orientale ci parla di una rana che viveva in un magnifico lago, grande e luminoso. Un giorno, durante una delle sue scampagnate, arrivò ad un piccolo stagno dove vide centinaia di rane come lei ammassate nelle sue acque. Alcune stavano addirittura sulla schiena di una compagna, tanto angusto era lo spazio. Mossa da compassione e da amore, scese verso lo stagno, salutò le rane e descrisse loro il suo lago, invitandole ad andare con lei. Ma esse, convinte nella loro presuntuosa ignoranza che non potesse esistere nulla al mondo che esse non conoscessero, le diedero della bugiarda e aggiunsero tante parole ingrate. La povera rana se ne andò sconcertata: in fondo aveva solo voluto aiutare... Rammentò allora le sagge parole di suo padre: «Puoi portare il cavallo all'abbeveratoio, ma non puoi obbligarlo a bere». Ad ogni modo rifletté che, con il tempo, la sete avrebbe vinto e il cavallo avrebbe cominciato a bere. Trascorrendo il tempo, quello stagno si sarebbe sempre più ristretto e le rane sarebbero state costrette a cercare altri spazi. Così fu infatti: le rane un giorno accondiscesero a contraccambiare la visita e furono accolte con gioia dalla rana del lago. Esse si trasferirono per sempre nel meraviglioso e spazioso lago senza, beninteso, ammettere mai di aver avuto torto.
Chi ha appena sfiorato le gioie dell'unione spirituale, dell'essere in armonia e in sintonia con le leggi dell'Universo, si guarda indietro con un sorriso di tenera compassione per coloro che ancora camminano a distanza lungo questa avventurosa via dell'Evoluzione. E coloro che vedono ancora soltanto le miserie e le insidie contro le quali occorre lottare per sopravvivere, e che ancora non tengono lo sguardo fisso sulla luce che trapela attraverso le nuvole, non credono a coloro che sono più avanti e li deridono, perché non possono concepire gioie diverse da quelle dei sensi (non necessariamente sesso!).
Chi ha fatto determinate esperienze, sia a livello razionale che fisico o psichico, può comprendere chi non le ha fatte, perché ha già percorso lo stesso tratto di strada; chi invece non le ha fatte non comprenderà MAI chi è più avanti di lui, perché non ha camminato abbastanza. Questo, però, non è né una colpa, né una vergogna. Se l'ignorante riconoscesse questo fatto di pura logica acquisterebbe una certa umiltà ed una mente più aperta a ricevere e ad arricchirsi.
Questo libro è la risposta ai molti problemi a me posti da tante persone. Nacque in un'atmosfera idilliaca, mentre me ne stavo seduta nella mia roulotte. Di fronte a me si allungava «quel ramo del lago di Corno che volge a mezzogiorno» e intorno a me solo acqua e pace. Una felicità silenziosa e profonda mi avvolgeva e in questo silenzio mi pareva di udire come una musica celeste. Il cielo era limpido, il lago di un azzurro intenso e scintillante, ma non calmo, perché la brezza - che attenuava gli ardenti raggi del sole - spingeva davanti a sé piccole e grandi onde.
Solitudine e pace! Solo i due gatti e le due cagnette erano mollemente sdraiati sulla fresca e soffice erba, mezzi al sole, mezzi all'ombra. Osservandoli, sentivo una grande tenerezza e fui sommersa da un senso di amorevole gratitudine verso l'Esistenza per quello che mi era stato concesso di dare loro, per la loro felicità. La gioia del dare! L'unica vera e profonda gioia. Poi subito un'ombra oscurò il mio cielo e pensai: perché, pur dando la vita, è impossibile dare la felicità agli esseri umani? Perché la rifiutano? Ti rimane, è vero, la tua gioia egoistica, ma sei costretto a serbarla per te, a godertela da solo, perché gli altri non la saprebbero capire.
È questa la grande croce che ogni neofita della vera felicità deve portare: egli vorrebbe condividere le proprie conquiste con gli altri, ma, nell'attimo stesso in cui parla, sente quanto è incompleto ed impreciso quello che sta per dire e si accorge tristemente che coloro che lo ascoltano parlano un altro linguaggio e che pochi saranno in grado di riallacciare ogni suo singolo pensiero, per poter estrarne l'essenza del suo discorso. Ma è poi così impellente il desiderio di condividere le proprie conquiste con gli altri che finisce ugualmente per comunicare per quell'esiguo numero che comprenderà.
Ricordo che la frase di Gandhi: «Mettiti da parte, affinché la luce che è in te possa risplendere» fu per me una rivelazione che mi trasformò in un attimo. Con entusiasmo ripetevo queste parole agli altri, ma essi rimanevano indifferenti. Poi, più tardi, «II Tao della fisica» di Fritjof Capra mi diede un'altra spinta, portandomi in una diversa dimensione dove le porte si spalancarono una ad una. Proposi questo libro a tutti e ancora una volta mi accorsi che ogni individuo pone i propri, invalicabili limiti d'intendimento e di crescita, oltre i quali non vuole e non può andare, semplicemente perché non è pronto.
Sono profondamente convinta che nelle grandi linee siamo tutti uguali e la pensiamo allo stesso modo, ma non ce ne rendiamo conto. Il dramma della convivenza umana ha le stesse origini in ogni campo e in ogni singolo individuo: le sue radici sono nell'EGO. Noi tutti, cioè, siamo degli egocentrici. Vediamo e giudichiamo ogni cosa dal nostro punto di vista e il nostro punto di vista molto spesso non coincide con quello degli altri. Si creano dei conflitti e questa situazione diventa più drammatica quando, al posto del singolo individuo, si trova la società o il governo. Dobbiamo renderci conto che il punto di vista dell'avversario non è sbagliato, dal suo punto di vista, e di conseguenza non è sbagliato neppure il suo comportamento, esattamente come il nostro, dal nostro angolo visivo, è giusto: COMPRENDERE, CONCILIARE!
È un nostro preciso dovere morale fare lo sforzo per capire il pensiero degli altri, dopodiché saremo liberi di condividerlo o rifiutarlo. L'atteggiamento «a priori» è causa di tanti malintesi.
Quattro fratelli ciechi erano stati incaricati dal loro padre di lavare un elefante. Quello che lavava le gambe disse che l'elefante era come un tronco d'albero; quello che lavava la coda lo paragonò ad un serpente, quello che puliva la proboscide ad un tubo di gomma, mentre quello che stava lavando le orecchie era convinto che l'elefante assomigliasse ad un immenso ventaglio.
Essendo ciascuno convinto di avere ragione, finirono per litigare. Per fortuna, prima che diventassero violenti arrivò il padre, che non era cieco, e spiegò che avevano tutti un po' di ragione, in quanto l'elefante è composto dalla coda, che assomiglia ad un serpente, dalle zampe, che assomigliano a dei tronchi, dalla proboscide, che sembra un tubo di gomma, ed infine dalle orecchie, simili a dei ventagli.
Noi, con le nostre opinioni, ci comportiamo come quei ciechi, e questo in tutti i campi della vita.
L'Universo è come un grande puzzle; solo quando avremo messo insieme TUTTI i pezzi potremo dire: SO. Ogni pezzo contiene in sé una parte della Verità, ma non è LA VERITÀ. Tuttavia - e questo è il punto importante da non dimenticare mai - il fatto che non sia LA VERITÀ non significa che non sia vero, o che sia falso. Significa semplicemente che è una parte della Verità.
Il saggio che volesse esprimere tutta la Verità sarebbe costretto a non cessare mai di parlare, ma, siccome è saggio, tace e in quel silenzio è contenuta tutta la verità del mondo. Sta a noi il saperlo ascoltare!
Il vero uomo è colui che riscopre in se stesso le grandi verità, che non le dimentica e che le vive in ugual misura sia nelle cose importanti che in quelle insignificanti. Purtroppo ognuno crede di sapere, finché non comprende di non sapere: questo avviene quando scopre una nuova verità che sembra sconfessare la precedente, anche se, in realtà, non fa che completarla. Ma quanto tempo impiegheremo per assimilare questo dato di fatto, per renderci conto, cioè, nello scoprire ogni giorno un nuovo pezzo dell'Universo, di quanto poco in realtà noi sappiamo? Quando questo avverrà cesseranno lamenti e bisticci, nascerà la comprensione e ci renderemo conto, a poco a poco, della grande inutilità della maggior parte delle parole. Scopriremo il silenzio, nel quale la nostra anima potrà finalmente parlarci con una buona percentuale di probabilità di farsi sentire.
Mi sento un po' come quella rana del meraviglioso lago dove regna la gioia, l'equilibrio, la serenità perenne. Purtroppo una montagna di parole travisate attraverso secoli di superstizioni, fanatismi, ignoranza e dogmatismi separa il mio lago dallo stagno. Vorrei soltanto invitare coloro che negano l'esistenza del mio lago a farci una visitina con mente aperta, lasciando qualsiasi forma di preconcetto nello stagno dove sono nate. Di rane come me ce ne sono tante... non c'è niente di nuovo sotto il cielo e le stelle.
Bene e male, giusto e sbagliato non esistono nell'Universo. Sarà la posizione dell'attore o dello spettatore a determinare il valore relativo degli eventi. Quello che conta non sono né il gesto, né la parola, bensì la qualità dello spirito che le anima. Non è mai importante QUELLO che pensi o fai, bensì CHI lo fa, COME lo fa e PERCHÉ lo fa.
Nessuna cosa, nessun pensiero o parola al mondo sono nuovi o veri in assoluto (neppure le mie parole!), tutti esistevano da sempre. Ogni affermazione può essere contraddetta e comunque ogni lettore interpreta ciò che legge a modo suo, in senso positivo o negativo, nella sua dimensione umana, dualistica e soggettiva, raramente con autenticità. Le parole non hanno lo stesso significato per tutti; l'incomprensione coniugale, l'abisso fra le generazioni, i disaccordi politici e sociali ne sono la conseguenza. L'unica verità sempre valida è quella relativa, contraddittoria e paradossale.
Visto che ciò che può essere giusto per l'uno potrebbe essere completamente sbagliato per l'altro, è molto difficile comunicare con il vasto pubblico. Tutto dipenderà dalla maturità, consapevolezza e onestà di ogni singolo lettore, al quale si consiglia perciò di leggere il libro fino in fondo, astenendosi dal respingere o accettare un qualsiasi concetto. Prima della fine della lettura potrebbe cambiare idea...
Si potrebbe obiettare che i libri di uno stesso argomento sono inutili, Poiché tutto è già stato detto, ma non è così. Ogni autore ripropone gli stessi argomenti e pensieri da una diversa angolazione, in un altro modo, ed è solo quando il lettore incontra il SUO modo che egli rimane colpito e incomincia allora a capire qualche cosa. La maggior parte degli scrittori vuol provare chi ha torto e chi ha ragione. lo voglio solo dimostrare che non c'è nulla da provare - il solo criterio è la relatività.
Non mi rivolgo a coloro che, a causa della loro presunzione nata dall'ignoranza, non sanno riflettere, essere obiettivi e leali nel loro pensiero, ma a coloro che hanno la mente aperta alla ricerca e sanno portarsi a casa un concetto per loro nuovo, per vagliarlo, soppesarlo e meditarlo, così come un cane si porta alla cuccia l'osso per. rosicchiarlo con comodo.
Ci saranno senz'altro molte ripetizioni in queste pagine. Non cerco di evitarle, esse sono in gran parte volute. Serviranno, spero, come colpi di martello sul chiodo, a vincere la resistenza dell'ego e ad ancorarsi saldamente nello spirito. Come nella musica di Bach, che riprende sempre le stesse note su una scala più alta, quasi a voler dimostrare come ogni parte dell'Universo sia legata all'altra formando un unico TUTTO, interconnesso, interdipendente e inseparabile.
Nata a Manchester il 19 Febbraio 1920 da genitori anglo-ungaro-tedeschi, Marigold viaggiò durante i primi cinque anni della sua vita. Frequentò con scarso successo le scuole, sia a Zurigo che in Inghilterra. Desiderava diventare medico, ma, essendo allergica ad ogni forma di istruzione teorica, all'età di 17 anni, spinta da un irresistibile bisogno di soccorrere e consolare, imbrogliando sull'età grazie alla sua alta statura, frequentò un corso di infermiera negli ospedali di Ginevra.
Turbata dall'egoismo e dalla mancanza di riflessione del genere umano, che, anziché vivere, si lascia vivere senza maturare, che professa una religione senza viverla, che ama senza immedesimarsi nell'amato, la vita le sembrò una sofferenza inutile e priva di senso, il suicidio l'unica soluzione possibile.
In questo momento di grande abbattimento spirituale incontrò il pensiero orientale, che la conquistò con la sua logica, la sua disciplina e il suo spirito critico. Decise di rivedere gli avvenimenti della sua vita passata sotto questa nuova luce e partì per l'India, dove comprese che l'Esistenza è un unico Tutto inseparabile. Comprese che le circostanze e gli avvenimenti non sono né bene né male e che siamo noi a dar loro un attributo, limitandoci a guardarne un solo lato: Dio è nella mano che accarezza e in quella che colpisce; la vita è una scuola grazie alla quale l'anima può finalmente intravedere la luce.
Volendo a questo punto superare la vigliaccheria emotiva che le impediva di assistere un animale ferito, chiese di poter frequentare un ambulatorio veterinario: vi rimase oltre vent’anni. In questo periodo scrisse «Il cane questo incompreso» (Ed. Il Castello - Milano) nella speranza che un po' di disciplina potesse proteggere questi amici dell'uomo da tanti divieti.
Grazie al contatto con animali di tutte le specie, non esclusi tigri e leoni, finì per comprendere il profondo tormento dell'essere umano e volle allora dedicarsi ad aiutare gli altri a conquistare quella stessa indistruttibile gioia che era diventata sua.
Marigold non è necessariamente cinofila, né zoofila. Ama, semplicemente: soprattutto chi soffre e chi non può difendersi da solo. Non fa distinzione fra l'uomo e l'animale: la fiducia che ci concedono un uomo o un animale non deve essere tradita; la cattiveria non deve essere fonte di nuova cattiveria, bensì neutralizzata nell'amore.
Questo libro è parzialmente autobiografico. In esso Marigold sostiene sia la relatività e soggettività di tutti i valori, che l'interdipendenza e interrelazionalità di tutti gli eventi. La Creazione non può essere separata dal Creatore. L'amore per il Creatore deve, perciò, penetrare in ogni campo del creato, se non vuole essere settario e, a sua volta, l'amore per l'Esistenza è, in realtà, amore per Dio: l'ateo è un credente, anche se non lo sa.
L'Esistenza è un Tutto inseparabile, nel quale l'uomo si trova in una posizione evolutiva molto scomoda. A cavalcioni sul fiume dell'Esistenza, egli è costretto a vivere in due dimensioni nello stesso tempo, con un piede appoggiato sulla riva della natura (che deve dominare per sopravvivere) e l'altro sulla riva del divino. Nasce così l'ipocrisia e il bisogno di fingere di essere quello che ancora non è. Tutto ciò è inevitabile e giustifica la mancanza di trasparenza nel comportamento umano: c'è chi vuole ricchezza e potere e chi vuole beatitudine, ma lo spirito di base rimane immutato. Solo pochi vogliono l'armonia del mondo affinché la terra e i mari, le piante e gli animali possano ritrovare l'equilibrio perduto e l'uomo possa gioire della bellezza del creato, sentendosi stracolmo di Dio.
Una volta divenuto consapevole di questo squilibrio, l'individuo deve rompere il guscio delle apparenze con Io schiaccianoci della comprensione per scoprire l'uomo nascosto e trasformarlo.
Se l'atteggiamento interiore è quello giusto, ci saranno uguaglianza e giustizia e troveremo la luce in noi stessi senza alcuna fatica. Se, invece, l'atteggiamento è sbagliato, le riforme sociali non serviranno a nulla e la nostra ricerca spirituale sarà infruttuosa.
L'unico scopo di queste pagine è quello di riconoscere i fatti con chiarezza e poi di cercare di mettere le cose nel loro giusto posto.
Webmaster: Dario Chioli