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Omar Ali-Shah

Regole o Segreti dell'Ordine Naqshbandi.

Titolo originale: Rules or Secrets of the Naqshbandi Order (Omar Ali-Shah, Londra, 1992).

A cura di Augy Hayter.

Trad. it. di Gianpaolo Fiorentini.

Libreria Editrice Psiche, Torino, 2002.

Pp. 264, 16,00 euro.

ISBN 88-85142-61-3

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Indice

 

Prefazione del curatore

Il significato di 'Naqshbandi'

La segretezza

Vivificare il subconscio

Osservare se stessi

Usare l'insegnamento e le regole

Lavorare con le regole

Usare le informazioni trasmesse dal maestro

Utilizzare i testi della Tradizione

Prescienza

Cambiare l'essere

Stabilire i propri termini di riferimento

Scegliere una regola senza sprechi di tempo

1. HUSH DAR RAM - Consapevolezza del respiro

2. NAZAR BA KADAM - Sorvegliare i propri passi

3. SAFAR DAR WATAN - Viaggiare in patria

4. KHILWAT DAR ANJUMAN - Soli nella folla

5. NEEGAR DASHTAN - Vigilanza, o Uso di speciali facoltà

6. YAD DASHTAN - Tenere nella memoria (Sentire l'essere e il corpo)

7. YAD KARDAN - Ricordarsi, o Ricordare gli esercizi

Ricordarsi e oblio di sé

8. BAAZ GASHT - Restrizione

9. UKUFI ZAMANI - Fermare il tempo

10. UKUFI ADADI - Fermare mediante i numeri

11. UKUFI QALBI - Fermare il cuore

Accostarsi alle regole

Le regole Naqshbandi e i filtri individuali

Accompagnare se stessi

Superare la tentazione di 'mettere tutto insieme'

La ragione e le ragioni

Auto-ipnosi

Regole e attività di gruppo

Le regole come strumenti di valutazione del gruppo

Uso e cattuvo uso dello sviluppo

Continuare a condurre una vita normale

Consentire a ciascuno di trovare le proprie risposte

Comprensione, 'filtraggio' e genio

La Tradizione come filosofia pratica

Integrare le regole nel modo di pensare

Sviluppare fiducia nelle regole

Le regole come elementi del carattere

Imparare la Tradizione come si impara una lingua

 


 

PREFAZIONE DEL CURATORE

 

Prima di immettere un libro come questo sul mercato occorrono alcune parole di avvertimento, non come un'etichetta sulla confezione che dice: La letteratura esoterica può nuocere gravemente alla salute, ma per orientare chi non abbia avuto ancora la possibilità di familiarizzarsi con la tradizione e il pensiero Sufi.

La conoscenza che la tradizione Sufi vuole ispirare è un modo di sentire e di agire, piuttosto che l'idea occidentale di un insieme di informazioni intellettuali. Ciò significa che il lettore privo di conoscenze di questa materia non deve sentirsi inferiore a chi, come me, sta cercando di metterle in pratica da più di trent'anni.

Il motivo è semplice: la maggior parte delle persone crescono all'interno di una famiglia, quella biologica o un suo equivalente, e diventando adulte sviluppano volenti o nolenti alcuni strumenti di apprendimento, anche se dal punto di vista della tradizione Sufi possono essere strumenti arrugginiti o usati male. Le tecniche della tradizione, di cui questo libro ne descrive alcune, sono concepite per essere usate e ottimizzate come strumenti di cui siamo in possesso.

L'idea portante è che vanno applicate alle esperienze e al contesto della vita quotidiana. Ciò significa introdurle nella vita di tutti i giorni, e non collocarle su un altare immaginario per venerarle come oggetto di culto.

La necessità che un maestro supervisioni questa applicazione deriva dal fatto che chiunque inizi a fare qualcosa che non ha mai fatto prima è in certa misura disorientato. Dopo un certo periodo può darsi che il disorientamento finisca, ma può darsi anche che si imbocchi una certa direzione di ricerca a discapito di un'altra, con il risultato di una percezione squilibrata delle cose come sono in realtà. La presenza di un maestro, il cui compito è quello di monitorare il lavoro dell'apprendista, fa sì che non si sprechi del tempo in direzioni che potrebbero risultare infruttuose.

In qualche misura questo apprendistato è simile all'apprendimento di un mestiere manuale. Mio padre insegnava tecniche della litografia, e si dispiacque molto quando, a partire dagli anni '50, l'inchiostro da stendere sulle lastre iniziò a essere messo in vendita già mescolato all'olio di lino. Prima occorreva sminuzzare i pani di inchiostro e mescolarlo all'olio su una superficie di vetro. Non era facile ottenere il giusto impasto (un processo che in francese si chiama broyer du noir), e molti apprendisti dovevano dedicare molto tempo a imparare questo procedimento prima di passare a stendere l'inchiostro sulla lastra di zinco o di rame.

Alla domanda perché l'inchiostro pre-mescolato non fosse buono come l'altro, mio padre rispose: "Di per sé, l'inchiostro è ottimo. Ma è il rapporto con l'inchiostro che è peggiorato".

Non credo sia spingere l'immaginazione troppo in là paragonare questo libro a un pane di inchiostro, che rappresenta l'elemento principale di tutto il lavoro successivo. Sul pane di inchiostro non c'è un'etichetta che spieghi come ricavare dall'inchiostro una splendida figura: la figura nascerà da noi. Il bulino non traccia automaticamente l'incisione: è la mano che impara a usare il bulino. Come Omar Ali-Shah non si stanca di ripetere, la conoscenza deve essere utilizzabile.

È quindi impossibile usare questo libro come una sorta di ricettario di saggezza esoterica. Ma i modi di utilizzarlo, come quelli di usare l'inchiostro, sono infiniti. Non serve quindi a nulla scoraggiarsi: ognuno deve trovare la sua strada.

Trattato con il rispetto e l'attenzione che merita, questo libro può essere utile a chiunque, purché venga usato nel contesto generale della vita senza lasciarsi ossessionare dai dettagli, perché è proprio così che la coscienza si irrigidisce. Occorre applicare tutto ciò che costituisce la nostra vita ai concetti esposti in questo libro, perché solo così questi concetti avranno un senso. Cercare di usarlo come un manuale, di quelli che in inglese si chiamano how to..., è il modo migliore per renderlo inservibile.

Due parole sulla struttura di pensiero in cui questo libro si colloca. Per citare la prefazione di Omar Ali-Shah a Sufism for Today:

La Tradizione Sufi non è una religione né una setta. È una filosofia di vita, e ha lo scopo di offrire all'uomo una via pratica che gli consenta di raggiungere una superiore coscienza e, attraverso questa più elevata coscienza, comprendere il proprio rapporto con l'Essere Supremo...

Questa filosofia ci è stata trasmessa attraverso le epoche. Ha mantenuto la sua qualità originaria e ha difeso i propri antichi segreti per poter arrivare, pura e immutata, a coloro che cercano una saggezza più profonda attraverso una coscienza più profonda.

Questa è la struttura nella quale il presente libro va considerato. Se pensate che sia una cosa possibile, compratelo, portatelo a casa e leggetelo. Se invece pensate che sia una cosa impossibile, non perdete altro tempo: rimettete il libro sullo scaffale della libreria e andate al cinema.

Queste regole, o segreti, sono strumenti per raggiungere lo scopo indicato da Omar Ali-Shah nella prefazione citata, niente di più e niente di meno. Se usate per scopi inferiori, nel peggiore dei casi si rivolteranno contro chi le usa e nel migliore saranno perfettamente inutili. È l'intenzione con cui si mettono in pratica le regole che determina il loro livello di utilità, che può essere totale o nullo. Non sono assolutamente pericolose, ma va tenuto a mente che si stanno usando strumenti molto potenti. Chi ha qualche esperienza della Tradizione sa che l'acquisto di un certo 'peso' interiore rafforza anche il peso degli sbagli.

L'attuale formulazione di queste regole risale a molto tempo fa: al sedicesimo secolo. Si dice che le prime otto regole siano state dettate dallo sceicco Khwaja Abd al-Khaliq Ghujawani, il cui sepolcro si trova a Ghujawan, lungo la strada tra Bokhara e Samarcanda, e le ultime tre da Bahaudin Naqshband, fondatore dell'ordine dei dervisci Naqshbandi, il cui sepolcro, restaurato di recente, si trova anch'esso presso Bokhara.

Come spiega Omar Ali-Shah in un capitolo di questo libro, la parola 'segreto' indica nella Tradizione non tanto qualcosa di confidenziale, quanto qualcosa che appartiene alla natura profonda. È quindi molto più utile considerare questi segreti appunto come appartenenti alla nostra natura profonda, qualcosa che si riferisce alla parte più 'segreta' dell'essere. Se li lasciamo penetrare in noi, noi diventiamo il luogo in cui le regole crescono e fioriscono, ed è anzi l'unico luogo in cui possono farlo. Usarle in qualunque altro modo, ad esempio per impressionare gli altri con le nostre conoscenze o per esercitare potere, le vanificherà o, peggio ancora, le ritorcerà contro noi stessi.

La varietà dei concetti espressi attraverso queste regole ha applicazioni infinite, e per questo Omar Ali-Shah non ne riduce l'immensa flessibilità dando istruzioni eccessivamente particolareggiate. Come dice egli stesso, indicare esercizi troppo precisi, ad esempio 'applicare la regola Soli nella folla nella metropolitana durante le ore di punta', rischierebbe di limitarne l'uso alla sola metropolitana. Le possibili situazioni in cui applicare questo e altri concetti, sono talmente tante che una persona che lavori al proprio sviluppo utilizzando questa tecnica rischierebbe di veder ridurre l'orizzonte applicativo da un eccesso di suggerimenti.

Se a qualcuno i punti contenuti in questo libro sembrano un po' vaghi, è perché Omar Ali-Shah è così saggio da capire che occorre lasciare al lettore lo spazio per applicare le proprie scelte e le proprie esperienze ai concetti esposti. Egli vuole stimolare il senso dell'applicazione delle regole, e non elencare tutte le situazioni e le circostanze in cui usarle.

Paragonare le proprie sensazioni, o discutere assieme il modo in cui le mettiamo in pratica, può essere utile, ma sempre all'interno di un gruppo animato da intenzioni comuni, per evitare possibili fraintendimenti.

Poiché il dogmatismo diminuisce l'efficacia, e alcuni rischiano di perdersi in questa direzione sbagliata trascinando altri con sé, nella Tradizione Sufi si ritiene indispensabile la supervisione di un maestro che mitighi l'influenza di quelle che vengono chiamate 'forti personalità'. Uno dei compiti più importanti di un maestro nella Tradizione Sufi è stabilire quando occorre fare una certa cosa, e se occorre farla. Procedendo lungo la via, non riceverete certo i galloni da cucire sulla manica, ma avrete sempre più il senso dei tempi richiesti dalle cose; potremmo chiamarlo 'senso dello schema'. Stiamo parlando di decine d'anni, non di ore o di minuti. Ma alcune cose accadono con grande rapidità, e quindi è impossibile generalizzare.

Sono necessarie alcune avvertenze sul modo in cui Omar Ali-Shah lavora con i discepoli, poiché si fantastica molto sui guru e i maestri del misterioso Oriente, e dato che chiunque legga questo libro diventa ipso facto un suo allievo, trattandosi di discorsi dati agli studenti nell'arco degli ultimi quindici anni.

Omar Ali-Shah non invade la vita dei discepoli, creando dipendenza o applicando sistematicamente tecniche provocatorie per raggiungere i suoi (e i loro) scopi, benché sia perfettamente in grado di farlo. I vincoli familiari e i rapporti sociali sono assolutamente rispettati, e usati per il lavoro interiore, e viene scoraggiato qualunque ricorso a stimolanti artificiali. Utilizza il normale scorrere del tempo, il che significa che spesso i progressi tardano a venire rispetto alle nostre aspettative, e che una provocazione o uno shock possono essere tenuti di riserva in circostanze particolari, ad esempio quando un discepolo entra in un circolo vizioso che si protrae forse per anni.

Un maestro Sufi non irrompe in casa vostra sfondando la porta con la pistola spianata, a meno che l'insegnamento non lo esiga, ma la terrà sempre come ultima possibilità se nient'altro funziona.

Il momento giusto e la cosa appropriata alla situazione sono elementi fondamentali, al pari del fattore 'integrazione'. In termini generali, le persone tendono all'impazienza; tendenza che la cultura occidentale alimenta con l'illusione che si 'conosca' una cosa quando abbiamo accumulato una certa quantità di informazioni al proposito.

Nel Fihi ma Fihi, Rumi paragona chi dice: "Ho capito" a una persona che, dopo aver riempito una bottiglia d'acqua di mare, la mostra dicendo: "Ecco il mare".

Questa stessa tendenza fa anche sì che non sentiamo di aver imparato qualcosa se non è stato accompagnato da un'esperienza sfavillante o spettacolare. In altri suoi libri Omar Ali-Shah mette in luce come molte persone siano attirate da esperienze di tipo catartico in cui vengono ridotte a pezzettini allo scopo di "rimettersi insieme, o almeno si spera". Alcuni terapeuti e molti falsi maestri rafforzano questa tendenza insistendo sul conflitto, invece di additare l'armonia. È un modello molto diffuso nel mondo occidentale, dove c'è molta ingenuità nei confronti di un tale abuso, finito ormai per diventare una tecnica.

La mia breve conoscenza di Idries Shah, e quella più lunga di Omar Ali-Shah, come insegnanti mi induce a credere che intervengano sulle circostanze, ma entro limiti ben definiti e con il massimo rispetto dei tempi di apprendimento dei discepoli. Il lavoro che Omar Ali-Shah svolge con piccoli gruppi non evidenzia alcun tipo di quella pressione emotiva o economica che è molto spesso associata alle 'sette'.

Non va però dimenticato che la disciplina richiesta da un maestro che ha veramente a cuore le capacità e i ritmi dei discepoli, e che lavora con e su questi elementi, deve essere di alto livello. È un lavoro che esige un'immensa pazienza. Questa pazienza la si apprende dal maestro, ma non in tempi brevi, in quanto è una disciplina che, assieme alla sua flessibilità, richiede tempi lunghi per venire assimilata.

Chi riesca a sviluppare nei propri confronti una pazienza di questo tipo, farà un uso eccellente di questo libro. La chiave del suo utilizzo è acquisirne familiarità: più si capiscono i concetti, e più si è in grado di applicarli alle situazioni interne ed esterne della vita.

Più applichiamo questi concetti, più diventiamo 'trasparenti' a essi e più questi modelli di sviluppo lavorano dentro di noi - in buona parte, ma non completamente, nonostante noi stessi.

La prima edizione di questo libro era molto 'rigida', nel senso che si era cercato di presentare un'unica descrizione di ogni regola.

Ma il tempo rende umili, e la presente edizione, ampliata rispetto alla precedente, riprende le trascrizioni originali e le segue più fedelmente, con il risultato di una maggiore sovrapposizioni di temi.

Ad alcuni potranno sembrare ripetizioni, ma io credo sia utile ascoltare Omar Ali-Shah che esamina e riesamina uno stesso punto in momenti diversi, così come si può ritornare in momenti diversi della vita ad ammirare lo stesso quadro, ogni volta guardandolo da un'angolazione diversa, perché sappiamo che qui è l'essenza del lavoro di tutta la nostra vita.

Augy Hayter

1992 e 1998


 

IL SIGNIFICATO DI 'NAQSHBANDI'

 

Il termine Naqshbandi è formato da due parole: Naqsh è il disegno, e bandi coloro che lo eseguono. Naqshbandi significa quindi disegnatori, progettisti.

Che cosa progettiamo, il passato o il futuro?

Progettiamo il futuro, perché il passato è ormai tracciato.

L'ordine Naqshbandi è chiamato nella Tradizione anche 'ordine-madre' e ordine dei Khwajagan, termine che indica i guardiani della Tradizione nel corso della storia.

L'ordine Naqshbandi è stato sempre retto e guidato da un Sayed, cioè da un discendente del profeta Muhammad.

È un ordine ortodosso, nel senso che segue la linea principale in grado di condurci il più possibile vicino alla verità.

Per noi esiste un'unica verità assoluta: Dio.

Nella Tradizione c'è un'unica paura che io e voi dobbiamo provare: la paura di Dio, e nessun'altra.

Studiate le regole e imparatele.

Fate che diventino parte integrante della vostra vita, come il respiro e il battito del cuore. Rendetele altrettanto essenziali.

Chiedete loro di aiutarvi.

Quella della Tradizione è una lunga strada, ma è incoraggiante sapere che molti l'hanno seguita.

Non è una via riservata a persone dotate di intelligenza straordinaria; anzi, un eccessivo intellettualismo è più un ostacolo che un aiuto. Ciò che conta sono la fiducia e l'impegno.

Se non siete pronti ad avere fiducia e a impegnarvi, non imboccate questo cammino.

Dicendo che molti hanno seguito con successo questa via, mi riferisco a Rumi, Hafiz, Jami, Sadi e Ibn Arabi.

Nessuno di loro era un superuomo, ma il loro impegno era decisamente superiore alla media.

Rumi tenne un diario che non fu mai pubblicato, e in una pagina scrive: "Torno a casa così stanco che non riesco a tenere diritta la testa, e mi chiedo: 'A che serve tutto ciò?'. Lavoro come un asino e arrivo a sera stremato: a che serve tutto ciò?". Poi aggiunge: "È mattino, è si è levato il sole".

5.12.1987

 


 

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