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Padmasambhava

Consapevolezza. Rigpa.

A cura di Giuseppe Baroetto.

Libreria Editrice Psiche, Torino, 1997.

Pp. 80, 7,23 euro.

ISBN 88-85142-44-3

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Prefazione

 

Questo libro consiste nella traduzione commentata di un breve testo tibetano che espone le istruzioni più essenziali della dottrina buddhista dzogchen (pron. zokcèn), anche conosciuta col termine sanscrito atiyoga.

L'autore del testoè Padmasambhava, il "Nato dal Loto", leggendario guru buddhista - originario di Uddiyâna, un antico regno indiano situato nella regione dell'attuale Swat (Pakistan del Nord) - che si ritiene abbia introdotto per primo gli insegnamenti esoterici dei tantra in Tibet, contribuendo anche alla fondazione del tempio di Samye risalente al 755.

Il testo appartiene al medesimo ciclo letterario di cui fa parte il cosiddetto "Libro tibetano dei morti", tuttavia non prescrive le visualizzazioni, i mantra o parole di potere, le mudrâ o gesti simbolici che caratterizzano le tecniche di meditazione del Buddhismo esoterico o tantrico, ma soltanto la pura consapevolezza (il termine tibetanoè rigpa) in cui il vero stato naturale e originario proprio e di tutta la realtà si rivela spontaneamente, al di là dello sforzo personale per attingerlo e di qualunque elaborazione mentale.

L'insegnamento di Padmasambhava si presenta come una raccolta di brevi istruzioni indirizzate ai praticanti buddhisti affinché possano comprendere l'intima essenza e l'unica finalità che accomuna le innumerevoli dottrine spirituali e i vari metodi di meditazione, al di là delle loro apparenti o reali diversità.

In effetti il tema della pura consapevolezzaè fondamentale in tutte le tradizioni contemplative, anche in quella occidentale cristiana. A questo riguardo una delle opere più significative è la Lettera di direzione spirituale" di anonimo inglese del sec. XIV, il medesimo autore de La nube della non conoscenza.

La traduzione del testo di Padmasambhavaè seguita dal commento del Lama tibetano Randröl Nelgyor. Lo conobbi nel dicembre del 1989. In quel periodo il Lama viveva a Delhi, in attesa di ripartire per il suo eremo sull'Himalaya. Credo che non avrei avuto modo di incontrarlo se non me ne avesse parlato Sherab Senghe, uno dei suoi pochi discepoli tibetani.

Il Lamaè un anziano maestro di dzogchen, ma veste come un semplice laico tibetano e trascorre gran parte del tempo in solitudine negli eremi di montagna.

Quando gli feci visita la prima volta, portai con me il testo di Padmasambhava e una scrittura rivelata (tantra) conosciuta in tibetano come Kunje Gyalpo (pron. cunge gielpo),Il sovrano creatore di tutto. Quest'ultima, nell'edizione di Pechino del canone buddhista tibetano, consiste di 81 fogli recto e verso.

Appena mi vide, il Lama chiese cosa facessi con quei libri tibetani. Un po' imbarazzato, spiegai che intendevo tradurre il testo di Padmasambhava e studiare il tantra Kunje Gyalpo perché sapevo che si trattava di una fonte importante dell'insegnamento dzogchen.

Il Lama rimase in silenzio guardandomi immobile per alcuni secondi, poi mi tese entrambe le mani chiedendomi i testi; stette come assorto per un po', fissandoli senza aprirli, quindi li appoggiò sulla mia testa, uno alla volta, cantando alcuni versi in tibetano. Alla fine disse che quel semplice rito era la trasmissione dei testi, poi aprì quello di Padmasambhava e incominciò a commentarlo citando a memoria alcuni brani del tantra Kunje Gyalpo.

La presente trascrizione del commento orale, con l'aggiunta delle risposte alle mie domande,è stata rivista e corretta interamente dallo stesso Lama.

 


 

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