Jalâl ad-Dîn Rûmî
L'Essenza del Reale. Fîhi mâ fîhi (C'è quel che c'è).
Trad. dal persiano, introduzione e note di Sergio Foti.
Revisione di Gianpaolo Fiorentini.
Libreria Editrice Psiche, Torino, 1995.
Pp. 324, 20,00 euro.
ISBN 88-85142-36-2
Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente
1.
Il Profeta - su di lui la pace - ha detto:
"Il peggiore, fra i sapienti, è colui che rende visita agli emiri, e il
migliore degli emiri, è quello che rende visita ai sapienti". Il miglior
emiro è quello che si reca alla porta di un faqîr, e il peggior faqîr,
quello che si reca alla porta dell'emiro.
Di questa tradizione gli uomini han colto solo il significato esteriore, così
interpretandola: non si addice ad un sapiente rendere visita ad un emiro, per
non essere ritenuto il peggiore di essi. Ma il senso non è quel che suppongono:
il peggiore dei sapienti, piuttosto, è colui che accetta l'aiuto degli emiri, e
il cui benessere e la cui situazione dipendono da essi, e provengono dal timore
che ispirano. Un uomo siffatto si è fin dal principio dato alla ricerca del
sapere allo scopo di ricevere gli omaggi dei principi, e per essere da loro
stimato e ottenere incarichi: è quindi a motivo loro che si è perfezionato,
che la sua ignoranza si è mutata in conoscenza. Divenuto un sapiente, è stato
educato dal timore del castigo e dal loro controllo, e si comporta quindi,
volente o no, in accordo alla via che hanno tracciato per lui. Di conseguenza,
sia che in apparenza sia l'emiro a rendergli visita, o lui ad andare da questi,
è lui in tutti i casi a compiere la visita e l'emiro a riceverla.
Quando però il sapiente ha acquisito la sua conoscenza non a motivo degli emiri
ma, dall'inizio alla fine, per amore di Dio; quando tutte le sue azioni
risultano lodevoli, perché quella è la sua natura e non può agire altrimenti
- come un pesce può vivere e crescere solo dentro l'acqua - un tale sapiente è
guidato esclusivamente dalla ragione, e gli uomini del suo tempo stupiscono,
intimoriti, della sua grandezza. Coscienti o meno, tutti ricevono
dall'irradiarsi della sua luce. Se è questo tipo di saggio a rendere visita ad
un emiro, egli è in apparenza il pellegrino dell'emiro, ma in realtà l'oggetto
del pellegrinaggio di questi, giacché in tutti casi è l'emiro a ricercare
l'aiuto, mentre il saggio basta a se stesso.
È come il sole che irradia, la cui sola
funzione è donare: ed egli dispensa senza distinzione, trasformando le pietre
in cornaline e rubini, le montagne di terra in miniere d'oro e di rame,
d'argento e ferro, il terreno arido in fresca vegetazione, e donando agli alberi
frutti di vario tipo. Il suo compito è dare: dona e non riceve. Gli arabi hanno
espresso questo in un proverbio: "Abbiamo imparato per poter donare, non
per poter prendere". Così sono essi, i saggi, a venir visitati, e gli
emiri i visitatori.
Mi viene l'improvvisa idea di commentare, a
questo punto, un versetto del Corano, benché non sia il luogo appropriato: ma
quest'idea nasce così, e le darò espressione, così da poterlo spiegare.
Ha detto l'Altissimo: "O Profeta! di' ai prigionieri caduti nelle vostre
mani: "Se Dio riconosce qualcosa di buono nei vostri cuori, vi darà cose
migliori di quelle che vi sono state tolte, e vi perdonerà, perché Dio è
indulgente e clemente".
Ecco le circostanze in cui il versetto venne
rivelato. Il Profeta, Dio lo benedica e gli porga il saluto, aveva sconfitto gli
infedeli, aveva ucciso e fatto bottino e, dopo aver preso numerosi prigionieri,
li aveva fatti legare mani e piedi. In mezzo a questi prigionieri, vi era anche
lo zio paterno, `Abbâs - Dio sia soddisfatto di lui. Per l'intera notte avevano
pianto e si erano lamentati, nelle loro catene, per l'impotenza e l'umiliazione:
ogni speranza era venuta meno, e si attendevano la spada e il massacro. Il
Profeta - su di lui la pace - posò su di loro lo sguardo e prese a ridere.
"Avete visto? - si dissero i prigionieri. - Le debolezze della natura umana
gli sono rimaste: e la sua pretesa di esserne al di sopra è contro l'evidenza.
Eccolo, ci osserva, ci vede prigionieri in queste catene e in questi lacci e se
ne rallegra. Così è, quando gli uomini passionali ottengono vittoria sui loro
nemici, quando li vedono soggetti a loro, sono lieti e soddisfatti."
Il Profeta - Dio lo benedica e gli porga il saluto -comprese quel che vi era nei
loro cuori. Disse: "Oh! no, se io rido, non è perché vedo i miei nemici
vinti e abbattuti. Sono lieto e sto ridendo perché vedo, con il mio occhio
interiore, un gruppo di uomini condotti a forza alla fornace, verso l'inferno e
la densa coltre di fumo, e che io trascino, proprio per le loro catene e i
legami, verso i roseti eterni del Paradiso. Loro, però, si dolgono e si
lamentano : "Perché ci conducete via da questo luogo di dolore, perché
volete portarci al roseto?" Ecco il motivo delle mie risa. Voi però non
avete il dono della visione che vi consentirebbe di scorgere la verità. Dio,
l'Altissimo, mi ordina:
"Ai prigionieri, di' questo: in principio avete raccolto un esercito, e
dispiegato un'enorme forza, e avevate fiducia unicamente nel vostro valore e nel
vostro coraggio. Dicevate fra voi: questo è ciò che faremo dei musulmani:
disperderli, dopo averli sconfitti. Non scorgevate Qualcuno più potente al di
sopra di voi, né Qualcuno più forte della vostra forza. Così, i vostri piani
si sono rivolti contro voi stessi. Ma anche adesso, ridotti all'impotenza, non
cessate dal vostro errato agire. Siete disperati e non riuscite a vedere, sopra
di voi, Qualcuno più potente. Ora che la vostra situazione si fa critica, è
necessario che scorgiate la Mia forza, che comprendiate che è dal mio volere
che siete stati vinti, e ciò perché le cose vi siano rese facili. Non
disperate di Me, nemmeno in questa condizione di timore, giacché Io sono capace
di liberarvi dal timore e di restituirvi la serenità. Colui che può fare
uscire da una vacca bianca una nera può anche farne uscire, da una nera, una
bianca.
"Insinua la notte nel giorno, e insinua
il giorno nella notte"
"Trae fuori del morto il vivo e trae fuori del vivo il morto"
Ora, ridotti all'impotenza, non disperate di Me, perché Io possa prendervi per
mano, dato che:
"Non dispera della misericordia di Dio, che il popolo dei
miscredenti".
"O prigionieri, se abbandonerete il
vostro antico culto, e vedrete Me tanto nella speranza che nel timore, se in
ogni circostanza vi penserete come sottomessi a Me, Io vi libererò da ogni
paura, e tutti i beni che vi sono stati sottratti, o vennero distrutti, vi
verranno restituiti: ve ne renderò il doppio, e più ancora, e vi concederò il
perdono: così assommerò per voi il bene di questo mondo e dell'altro".
`Abbâs disse allora: "Faccio penitenza, ora, e rinnego quel che ero in
passato".
Replicò il Profeta - su di lui il saluto e la pace: "Di questa tua
attestazione, l'Altissimo richiede una prova".
Cosa facile è la pretesa di amare
Altro è, però, fornirne l'evidenza.
`Abbâs esclamò: "In nome di Dio, quale
prova mi richiedi?". Rispose il Profeta: "Fai dono delle ricchezze che
ti sono rimaste all'esercito dell'Islam, perché possa accrescere la sua forza,
se davvero sei musulmano e desideri il bene della tua religione".
"Inviato di Dio, ma cosa mi resta? - fece `Abbâs. - Ogni cosa mi è stata
sottratta, non ho più nemmeno una vecchia stuoia".
Allora il Profeta - su di lui il saluto e la pace - disse: "Lo vedi, non
sei divenuto virtuoso, e non hai lasciato la strada che percorrevi. Devo proprio
dirti quali ricchezze ancora possiedi, a chi le hai affidate, dove si trovano e
dove sono state sotterrate?" "Dio me ne preservi!"
"Ebbene - disse il Profeta - non hai forse affidato quel tuo denaro a tua
madre, e non l'hai messo al sicuro sotto quel tale muro? E non hai istruito tua
madre con cura, dicendole: Se torno, me lo renderai. E se non dovessi tornare,
dovrai spendere quella tal cifra per quel motivo, e darne un'altra parte a
quella tale persona, e il resto potrai infine tenerlo per te? "
Nell'udire ciò, `Abbâs ebbe un moto di profonda, sincera conversione; levò il
dito: "O Profeta di Dio! - disse - Anche prima pensavo che tu fossi
favorito dal cielo, come i tuoi predecessori, come i sovrani Hamâm, Shaddâd,
Nimrod e gli altri. Ma ora, dopo aver udito ciò, sono certo che questo favore
ti viene dal mondo di là, che è un favore divino, un dono del tuo
Signore."
E disse il Profeta - su di lui la pace - "Ora hai detto la verità: io ho
inteso, nel profondo del tuo cuore, spezzarsi la corda del dubbio, con
l'orecchio che ho nell'anima. Tutte le volte che qualcuno spezza il nodo del
dubbio, il nodo dell'idolatria e della miscredenza, io lo posso udire. È così:
tu sei divenuto credente, ora possiedi la fede".
Il Maestro spiegò: "Ecco il motivo per
cui ho narrato questo all'emiro guardasigilli. In principio, ti sei posto alla
testa dei musulmani e hai detto:"Io mi voto completamente, con il mio
pensiero e la mia volontà, alla continuità dell'Islam e all'aumento dei
musulmani, perché l'Islam possa rimanere saldo e sicuro." Facendo così,
però, ti fidavi unicamente nella tua risoluzione: non avevi in vista Dio, né
sapevi che tutto viene da Lui.
Per questo l'Altissimo ha trasformato i tuoi stessi mezzi e questi sforzi in
cause di indebolimento della religione. Ti sei alleato ai Tartari, e li stai
aiutando a distruggere i Siriani e gli Egiziani, e a rovinare i regni
dell'Islam.
Ora, però, volgi di nuovo il tuo volto a Dio. È il momento di temerlo. Fai
delle elemosine perché ti sottragga a questa infausta situazione. Non perdere
la speranza in Lui, anche se ti ha fatto passare dalla sottomissione al peccato.
Sei caduto in peccato perché hai considerato la sottomissione come qualcosa che
veniva da te: ma nemmeno ora bisogna perdere la speranza. Invocalo.
Colui che può far sorgere da una lunga obbedienza la disobbedienza può anche
far sorgere dall'attuale disobbedienza la sottomissione. Egli è in grado di
concederti il pentimento, e persino di darti i mezzi per accrescere la potenza
dell'Islam. Non disperare, perché :
Non dispera della misericordia di Dio se non
il popolo dei miscredenti.
Io speravo che l'emiro guardasigilli potesse
comprendere, che facesse delle elemosine e si umiliasse dinanzi a Dio. Egli era
passato da uno stato estremamente elevato ad uno nettamente inferiore: malgrado
ciò doveva anche in quello stato avere fiducia.
Dio, l'Altissimo, è assai astuto. Egli mostra delle apparenze gradevoli, ma
sotto le belle forme ne sono celate di dannose, perché l'uomo non divenga
vanitoso e si ripeta: "Io penso in bene, agisco nel bene e tutto quel che
mi capita è buona cosa". Se ogni cosa fosse quel che in apparenza si
mostra, il Profeta, che aveva in dono una visione tanto netta, limpida e
illuminante, non avrebbe detto: Signore, mostrami le cose come sono in realtà.
Tu manifesti le belle apparenze, e in realtà sono dannose; mostri una cosa
sgradevole, ed essa in realtà è benefica. Per questo, mostraci le cose come Tu
le conosci, per non vagare invano ed essere perpetuamente deviati.
Il vostro giudizio, per quanto corretto e
chiaro, non potrà essere migliore di quello del Profeta: e lui si esprimeva così.
Dunque nemmeno tu puoi porre troppa fiducia nelle tue idee o pensieri. Invoca
Dio, abbi timore."
"Era questo - disse il Maestro - il mio proposito. E l'emiro ha applicato
coerentemente quel versetto e quella interpretazione ai suoi attuali disegni, e
ha detto: «Ecco, ora inviamo le nostre truppe, ma non dobbiamo porre la nostra
fiducia in esse; e se dovessimo venire sconfitti, nemmeno allora, nel timore e
nell'impotenza, dovremo disperare di Dio». Così, ha messo in pratica quelle
parole per i suoi disegni, ed era questo quanto mi proponevo".
Webmaster: Dario Chioli