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Giuseppe Tirone

Malattia, richiamo dell'Anima. Riconoscersi attraverso l'esperienza con amore.

Libreria Editrice Psiche, Torino, 2003.

Pp. 92, 8,00 euro.

ISBN 88-85142-63-X

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Indice

 

Presentazione 

Lettera dello Psicologo al malato di Cancro

Costruire il proprio equilibrio psicofisico

Come lavorare su di sé

Conoscersi e amarsi

Come separare il grano dalla zizzania

Positivo è in ogni cosa

Parliamo dell’amore e del perdono

Al primo colpo non cade l’albero

Non cade foglia che Dio non voglia

Non sei e non sarai mai solo

Per concludere

Ringraziamenti

 


  

Presentazione

 

L’inarrestabile trascorrere del tempo nel mutare continuo delle stagioni evidenzia come ogni cosa non resti mai uguale a se stessa e nella sua continua trasformazione si orienti inesorabilmente al raggiungimento di una meta, che traguardo mai non è, ma nuovo inizio per ulteriore trasformazione.

Così è anche il nostro esistere.

Più di vent’anni sono ormai trascorsi dalla costituzione dell’ Associazione G.A.D.O.S. (Gruppo Assistenza Donne Operate al Seno) quando le prime volontarie del gruppo si sono dedicate al servizio d’offrire speranza a chi, come già fu per loro, stava affrontando l’impegnativa esperienza del cancro.

Molte sono state le persone avvicinate, diverse hanno vinto la loro battaglia con la malattia ed alcune, anche fra le amiche del gruppo, hanno abbandonato la veste terrena.

Cancro, parola terribile generatrice ancora di emozioni intense, non è più oggi quella malattia così incurabile, come pareva essere, quando il GADOS iniziò la sua attività, sebbene l’impegno richiesto nella cura e nella ricerca di sempre maggior comprensione dei suoi dinamismi psicofisici non vada sottovalutato e affrontato con superficialità.

sempre dire che è facile parlare e dare consigli da parte di chi non ha vissuto la malattia, come invece è successo a te.

È vero, non ho fatto esperienza diretta su di me della malattia che ti ha colpito, ma ho imparato a conoscerla a fondo per aver parlato per molto tempo e con molte persone che hanno fatto la stessa tua esperienza.

Ringrazio tutte questi amici per l’insegnamento che mi hanno dato, ed è proprio grazie a loro se oggi ti posso scrivere questa lettera attraverso la quale spero di far crescere in te una maggiore concreta speranza di guarigione.

Uso volutamente il termine guarigione invece di termini meno significativi quali: miglioramento, rallentamento della malattia e altri, perché sono profondamente convinto che dal tumore si possa guarire.

Le persone che sono state malate, con le quali ho studiato per anni la sofferenza sotto il profilo psicologico, mi hanno fatto comprendere come lo svilupparsi del tumore sia collegato anche ad una specifica modalità di risposta psicologica che tali persone attivano in relazione agli eventi della vita che le coinvolgono.

Quanto cerco di dirti non è facile da esprimere.

È come se certe predisposizioni a certe malattie fossero collegate a certe abitudini di comportamento, a certi tipi di personalità; intendendo per personalità tutto quell’insieme di reazioni che ognuno di noi ha, in modo personale appunto, a tutti gli stimoli a cui l’esistere lo sottopone.

È come se esistessero personalità, o se vuoi usare un termine più orecchiabile, caratteri, a rischio.

L’affermazione che il carattere, ossia il nostro modo di pensare, di provare sentimenti e di agire, possa predisporci ad una malattia come il tumore, è un’affermazione che non è accettata con facilità da tutto l’ambiente scientifico; sebbene negli ultimi anni si siano sviluppate enormemente le ricerche che evidenziano lo stretto legame che esiste fra il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito.

Oggi gli ambienti specializzati sanno che il nostro vivere psichico e il sistema di valori di riferimento hanno influenza sul funzionare del corpo sia nei suoi processi di malattia che nei suoi processi di guarigione.

Scoperte in campo della psico-neuro-endocrino-immunologia sostengono che per ammalarsi non basta venire in contatto con un aggressore patogeno, microbo, virus, fungo, o altro; ma devono essere attivate anche certe condizioni che hanno a che fare con la storia del soggetto e con i suoi rapporti con l’ambiente.

Oggi si pensa che la nostra psiche sia un posto di comando dal quale si può controllare tutti i chimismi dell’intero organismo.

Se l’affermato è vero, come credo sia fermamente vero e verificabile, allora la cura della malattia fisica può anche essere ampliata con interventi sulla psiche oltre che a tutti i più conosciuti interventi sul corpo.

In termini pratici, per quel che riguarda te, tutto questo discorso come si traduce?

Si traduce nell’affermazione che: "Se un certo aspetto del tuo carattere, se certe tue abitudini di comportamento hanno avuto un ruolo nella malattia, per guarire e non ricadere, queste abitudini vanno svelate e modificate. In una parola:"devi comprendere e di conseguenza cambiare".

E non venirmi a dire che cambiare il proprio carattere è impossibile, specialmente alla tua età! Questo è il modo migliore per mantenere le cose così come sono senza nemmeno cercare di impegnarti.

Se mi dici che cambiare non è una facile impresa, condivido la tua idea, ma che sia impossibile modificarci profondamente è falso e lo testimoniano con la loro vita diverse persone che ho conosciuto e che hanno avuto la stessa tua malattia.

Certo, per cambiare occorre fiducia nella possibilità del cambiamento, impegno serio, costanza e molta, molta pazienza; ma il cambiamento è sicuramente possibile.

Va bene! mi dirai: Devo cambiare! ma in che direzione? Quali abitudini vanno modificate? E come faccio a riconoscere quelle distruttive?

È proprio per questo che ho voluto scriverti, desidero aiutarti a riconoscere le abitudini che devi impegnarti a modificare.

Non ti sarà sicuramente difficile ritornare con la memoria al periodo precedente lo svilupparsi della malattia. Se riesci a far mente locale facendo particolare attenzione ai tuoi vissuti psicologici, evidenzierai come, quasi certamente, quel periodo sia stato un periodo di particolare disagio, di profonda sofferenza psicologica.

In quel periodo non ce la facevi proprio più a reggere la situazione e non sapevi come risolverla. Ti sentivi impotente e, in modo particolare, quanto avveniva e nel quale eri coinvolto completamente, era da te vissuto come profondamente ingiusto.

In una parola le cose non andavano come tu desideravi, come sarebbe stato giusto, e tu non riuscivi proprio a cambiare la situazione e sicuramente ti sarai sentito molto solo e non compreso.

So che non mi sbaglio molto nel fare le affermazioni che ho fatto perché tutte le persone*,  senza eccezione, che si sono ammalate come te e che mi hanno raccontato la loro storia, ricalcano fedelmente il medesimo copione, sebbene siano profondamente diverse le situazioni da caso a caso.

Ecco un aspetto del carattere che genera sofferenza: "Voglio a tutti i costi che le cose vadano sempre come desidero io, come io credo sia giusto".

"Ma non dovrò mica annullare la mia volontà e fare sempre solo quello che vogliono gli altri?" ti chiederai sconcertato.

No! stai tranquillo non devi annullare la tua volontà .

La nostra volontà è una dimensione insostituibile nella nostra esistenza ed indispensabile perché la nostra vita si realizzi nella pienezza e nella felicità .

Come potremmo fare una qualsiasi cosa se non esistesse la forza della volontà che ci orienta all’azione?

La volontà è una potente energia della vita e non può essere eliminata.

Sì, non può essere eliminata, ma deve essere sicuramente orientata. Ed è nella direzione di orientare con consapevolezza la nostra volontà che va realizzato il cambiamento che desidero suggerirti.

È grazie alla volontà che noi possiamo raggiungere obiettivi e fare delle scelte, è grazie alla volontà che diamo corpo ai nostri desideri e alle nostre idee.

Non sempre però nel nostro esistere abbiamo la forza sufficiente per scegliere e, anche se la scelta la facciamo, non sempre abbiamo la forza per dar seguito alla nostra scelta e, non sempre la scelta che riusciamo a fare, nel tempo, si dimostra la più adeguata allo scopo.

Tutte le volte che si verifica una situazione di impossibilità, sia nella scelta sia nel realizzare la scelta stessa, soffriamo; soffriamo anche tutte le volte che la nostra scelta si dimostra sbagliata.

Soffriamo tutte le volte che siamo in conflitto e tutte le volte che facciamo esperienza di impotenza. La sofferenza che noi proviamo in queste situazioni raggiunge gradi diversi a seconda della diversità dell’esperienza.

Tale sofferenza spazia fra leggeri vissuti di delusione e la disperazione più marcata.

Ho usato due termini psicologici: conflitto e impotenza, che forse è bene chiarire per evitare malintesi.

Per conflitto intendo quella situazione nella quale veniamo a trovarci quando in noi agiscono delle spinte fra loro contrastanti e inconciliabili.

A seconda del tipo di spinta, di attrazione o di repulsione, possono generarsi diversi tipi di conflitto.

Si genererà un conflitto attrazione - attrazione, quando ci troviamo di fronte a due obiettivi ugualmente appetibili e la situazione è tale per cui non se ne può raggiungere che uno, rinunciando, ovviamente, all’altro; è la tipica situazione dell’asino di Buridano, morto di fame per non aver saputo scegliere fra un secchio d’acqua ed uno d’avena.

Si genererà un conflitto attrazione - repulsione quando siamo attratti e respinti, con la medesima intensità, dallo stesso oggetto. Ne è un esempio quella situazione nella quale il soddisfacimento di un desiderio è condizionato da un costo elevato.

Nella situazione: "o mangi questa minestra o salti dalla finestra", si genererà un conflitto repulsione - repulsione, ossia un conflitto generato da quella situazione nella quale, scegliendo, non potremmo evitare un’esperienza comunque sgradevole.

Esiste ancora un tipo di conflitto che si genererà tutte le volte che non sapremo scegliere fra due oggetti che hanno in sé sia caratteristiche attrattive sia repulsive, a livelli però equivalenti.

Per impotenza, intendo quella situazione nella quale sperimentiamo l’impossibilità di farcela, quella situazione nella quale facciamo esperienza del nostro limite.

Lascio alla tua fantasia tutti gli esempi che puoi far rientrare nelle situazioni presentate.

Tutte queste situazioni sono generatrici, in noi, di sofferenze anche molto grandi.

Il superamento della sofferenza riconducibile alle situazioni di conflitto e di impotenza è possibile se noi riusciamo consapevolmente a cambiare le nostre reazioni a tali situazioni.

La nostra realizzazione consiste nella nostra capacità di scegliere nella medesima direzione in cui si manifesta la Vita, o meglio, nella stessa direzione in cui si manifesta l’Intelligenza Cosmica, le leggi universali dello Spirito.

Ma qual è questa tanto invocata e non conosciuta legge universale dello Spirito?

Diversi sono i modi in cui tale legge si manifesta, ma un occhio risvegliato è in grado di evidenziare come tutti questi aspetti sono riconducibili ad una grande ed unica espressione: l’Amore Impersonale, fuori condizione, gratuito.

L’universo ama gratuitamente: ti è mica mai successo di sentire che il sole per sorgere tutte le mattine si faccia ricompensare o reclami ringraziamenti riconoscenti, e l’acqua delle sorgenti non si dona forse gratuitamente?

E i frutti degli alberi? Continua pure tu negli esempi.

Se noi sapessimo amare come lo Spirito ama, saremmo liberi dalle emozioni distruttive.

L’innamorato elimina completamente da sé ogni critica verso l’amato e vede nell’oggetto del suo amore soltanto tutto in positivo.

Amare gratuitamente significa: saper vedere il positivo in ogni cosa, e questo non è certo facile, ma conosco persone che ne fanno l’esperienza.

L’innamoramento è una dimensione interiore.

Mi viene in mente un esempio che devo aver letto su un libro dedicato a Sathya Sai Baba, un contemporaneo, grande guru indiano e che riporto come lo ricordo: "Per vedere il mondo verde non è necessario colorare tutto, è sufficiente mettersi un paio di occhiali con le lenti verdi".

Se noi orientiamo il nostro sentimento sul saper amare gratuitamente tutto e tutti, compresi noi stessi ovviamente, è come se infilassimo un paio di occhiali, le lenti dei quali ci consentirebbero di vedere tutto in positivo e di scoprire l’impronta dell’Amore in ogni cosa.

La sofferenza che segue le esperienze di conflitto e di impotenza, che ai massimi livelli è disperazione assoluta, è superabile attraverso l’assunzione di atteggiamenti di umiltà e di accoglienza degli eventi, scoprendo in questi ultimi la mano sapiente ed amorosa della Legge che regola l’universo intero.

L’umiltà non va confusa con la codardia e la timidezza, che sono da considerare debolezze da superare, ma va intesa come la nostra intima capacità di accettare gli eventi, che hanno sicuramente un significato nel progetto di evoluzione cosmica, nella piena consapevolezza dei propri limiti.

L’umiltà non è né codardia né timidezza ed è l’esatto opposto dell’orgoglio, della prepotenza, del dispotismo e dell’ambizione di dominio.

Questi sono atteggiamenti che negano la legge dell’Amore impersonale.

Caro amico, mi rendo conto che gli argomenti ai quali ho accennato dovrebbero essere maggiormente approfonditi, ed è quello che mi propongo di fare nelle prossime lettere.

 


 

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