Giuseppe Tirone
La scienza nel "Padre nostro". La luce dell'ombra
Prefazione di G. Preverino.
Libreria Editrice Psiche, Torino, 2004.
Pp. 120, 10,00 euro.
ISBN 88-85142-74-5
SUL LINGUAGGIO DEL CUORE
Un criterio per comprendere
Sulla provenienza degli scritti
Sul contenuto e sulla validità degli scritti
L’incontro con il maestro interiore
Sui rischi e sui pericoli del fenomeno
“IL PADRE NOSTRO”
SINTESI DI UN’INTUIZIONE
La Preghiera
Padre Nostro che sei nei cieli
Sia santificato il Tuo nome
Venga il Tuo regno
Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai
nostri debitori
E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male
Osservazioni ulteriori
Come fare? Da dove iniziare
SU SOFFERENZA MORTE E REINCARNAZIONE
Il significato realizzativo del soffrire
La morte e il morire
Reincarnazione: che dire?
CONSIDERAZIONI FINALI
Ascoltare il proprio Cuore certo non è cosa semplice, è ardua impresa specialmente per coloro che hanno abilmente educato la mente divenuta despota e non più amorevole sorella del Cuore.
Il Cuore ove risiede da sempre e per sempre l’unica scintilla di vita che anima ciascuno di noi.
Il respiro, l’alito di vita, lì risiede e non certo nell’organo fisico, ma nel sottile organo che all’interno d’esso risiede, come nucleo palpitante di ciò che è a noi manifesto.
Ciò che ancora non ben comprendiamo è come sia per ciascuno di noi d’assoluta necessità ascoltare tale sussurro che da quel cuore giunge per poter accedere alla più alta e magnifica Verità.
Non solo abbiamo prove da affrontare nel trascorrere del tempo, ma abbiamo da sviluppare la più antica delle forme di dialogo: il silenzioso e armonioso dialogare con il nostro Sé spirituale.
Nulla, nessuno più di esso può e potrà esserci di ausilio in ogni attimo del nostro, talvolta arduo, procedere. Nessuno più di Colui che risiede profondamente in noi e che ha radici comuni essendo parte di una medesima Verità, di una medesima realtà, che abili menti divenute tiranne hanno celato a noi stessi, facendoci dunque non vedere al di là del sipario dell’illusione, può orientarci dunque verso la Liberazione, verso la totale liberazione dalle catene dei condizionamenti di una morale che di gran lunga si è allontanata dalle origini di tutti i tempi.
Dunque illusioni da scoprire e da eliminare nell’accoglienza, in seguito a scoperta, dell’unica Verità che in ciascuno di noi risiede.
Quale miglior suggerimento se non quello di porre dubbi alle nostre effimere e illusorie certezze, alle nostre verità, sì parziali e limitate che verità non sono, alle nostre instabili certezze per orientare lo sguardo finalmente verso l’orizzonte e non solo ad un palmo dal proprio naso come si suol dire.
Importante sarà narrare di sé e delle proprie essenze quando saranno scoperte, scoperte che avverranno con modalità diverse e in tempi diversi per ciascuno. Narrare di ciò che giunge da tale intima dimensione poiché in tale dire vi sarà allora l’energia per scuotere le montagne, le rigide montagne delle nostre illusioni. Importante sarà il narrare di coloro che attraverso il loro silente dialogare hanno veduto, hanno esperito ed ora testimoniano con l’unico amore che dal Padre a noi giunge, il Padre che da sempre ci accompagna in tale percorso.
Sia il vibrare di tale narrare a far tremare le fondamenta delle nostre certezze e che anche noi possiamo vivere tale Luce e in tale Luce che da sempre è in noi.
G. Preverino
Torino, autunno 2004.
L’essere psicoterapeuta ti fa incontrare la sofferenza umana nelle sue molteplici modalità di manifestazione, sia del corpo, sia della mente e sia dello spirito.
Mi è capitato anche più volte di imbattermi in fenomenologie particolari, le cosiddette paranormali, che non trovavano riscontro nei testi che avevo studiato e nella formazione sia psicologica, sia analitica che ho avuto.
L’esigenza di capire che già mi spinse ad intraprendere lo studio della psicologia e di conseguenza la professione, col trascorrere del tempo si fece in me ancora più impellente; indirizzai così le mie ricerche e le mie letture verso un settore di cultura che fino ad allora mi aveva sì incuriosito, ma che non mi aveva mai sollecitato al punto da poterlo considerare una cosa seria.
Alcuni pazienti mi hanno messo in difficoltà con le loro esperienze; nulla sapevo della morte; le informazioni che avevo della possibile sopravvivenza dell’anima erano quanto avevo appreso in ambiente cattolico, ma poco ci credevo; lo spiritismo e i fenomeni extrasensoriali erano per me soltanto il risultato di imbrogli ben congegnati; l’uomo era sì mente e corpo, ma l’anima poteva essere tranquillamente un’invenzione delle religioni a loro indispensabile, per mantenere l’uomo in condizioni di continua sudditanza.
Ho dovuto ricredermi: la dimensione spirituale che avevo rifiutato da quando abbandonai d’essere religioso per le contraddizioni che avevo vissuto nella Chiesa, stava insidiosamente riacquistando significato. Certe fenomenologie era impossibile comprenderle se non ipotizzavo una dimensione spirituale nell’uomo.
Oggi le pubblicazioni new age e le ricerche sulle esperienze di pre-morte stanno influenzando l’ambiente scientifico che ha sempre minori strumenti per rimanere arroccato e far finta che certe fenomenologie non esistano. Lo sviluppo della fisica dei quanti e le elaborazioni matematiche fanno fare ipotesi, per spiegare l’universo, che molto si avvicinano all’affermazione scientifica dello spirito.
Ma torniamo a venticinque anni fa. Allora mi informai di più, lessi molto e di tutto, dalla fenomenologia extrasensoriale allo spiritismo; dall’alchimia all’occultismo; ripresi la lettura dei testi sacri, spaziando anche in religioni lontane dal cristianesimo; mi avventurai nella lettura di rivelazioni e profezie ricevute dall’uomo per via medianica, incontrai sempre più persone disposte a raccontarmi esperienze cosiddette strane e persone “sensitive”.
Mi accorsi di essermi avventurato in un campo nel quale si poteva trovare di tutto; ebbi occasione di rendermi conto della grandiosità della immaginazione umana e quali livelli potesse raggiungere; in me, però, la sensazione che in tutto quel materiale, in quelle esperienze, in quelle storie vi fosse anche del vero, si faceva sempre più concreta e molto mi entusiasmava.
In quella pioggia di informazioni che inondava il mio cervello correvo il rischio di annegare; occorreva separare il vero dal falso, per me non era facile e persone esperte a cui riferirmi, nelle quali avessi sufficiente fiducia per farmi orientare, non ne conoscevo.
L’unico criterio di validazione a cui potermi affidare era il soggettivo “sentir di vero”.
Attraverso le letture alle quali ebbi accesso, potei osservare come certi contenuti di letteratura spirituale potevano essere considerati con ben altra attenzione di come è abituato a considerarli il cosiddetto “uomo di scienza” medio, e chiedo scusa all’uomo di scienza libero da costrizioni preconcette.
Osservai come le affermazioni della psicologia e della psicopatologia potessero essere sovrapponibili ai contenuti spirituali che venivo man mano scoprendo, anzi osservai, e ciò fu di grande stimolo, come certi contenuti spirituali fossero chiarificatori. Da essi molto avrei potuto apprendere.
Ovviamente esiste un problema relativo ai diversi linguaggi e un problema relativo alla necessità di possedere una chiave di lettura utile a comprendere adeguatamente i contenuti degli scritti dello spirito.
Quel che mi parve capire fu che, quando è possibile “penetrarli”, in tali testi la quantità di conoscenza che può diventare “scientifica” e la quantità di saggezza sono immense.
Gli studi che feci mi indussero a scrivere un libro sulla psicoterapia: “Occuparsi di sé” che come sotto titolo aveva: “Riflessioni di uno psicologo ipnotista che riscopre lo spirito”.
Con quel libro tentai l’accostamento fra contenuti della scienza psicologica e contenuti dello spirito. Ricordo un fatto particolare.
Erano le sei del mattino, e come tutti i martedì e mercoledì, ero in viaggio verso l’ospedale dove ancora lavoro. Stavo pensando al manoscritto che avevo il giorno prima consegnato all’Editore.
Un’intuizione: quanto avevo elaborato, come orientamento necessario al superamento, da parte dell’uomo, del suo soffrire, poteva essere riassunto nei versetti della preghiera: “Padre Nostro” che a detta dei Vangeli è stata direttamente insegnata da Gesù.
Puoi capire il mio stupore e la meraviglia, il contenuto della preghiera era la sintesi di tutta la mia elaborazione. (Amico lettore, mi rivolgo a te con il “tu” perché mi fa sentire più a mio agio e mi par di non scrivere al vento, spero che tu non ne abbia a male.)
Telefonai immediatamente all’Editore e inserii ancora due pagine nel libro.
Da tali pagine nacque poi un nuovo libro: “Un segreto nel Padre Nostro” che esaurito non fu riedito.
A tutt’oggi lo considero un testo di una certa importanza per colui a cui può interessare; ho pensato allora di mantenerne il nucleo, rivederne alcuni aspetti alla luce delle conoscenze odierne e farne un’altra piccola pubblicazione; così è nato questo libro.
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